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Lomellina Storica - Sannazzaro de' Burgondi

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Lomellina Storica
Lomellina, la piccola Mesopotamia
La Lomellina è definita dagli studiosi locali una “piccola Mesopotamia”. Questo perché la pianura alluvionale posta a sud della linea dei fontanili e delle risorgive novaresi è stretta fra i fiumi Ticino a est e Sesia a ovest, oltre al Po che scorre in un tratto del confine occidentale e poi longitudinalmente verso Piacenza. Sotto l’aspetto amministrativo, la Lomellina è parte della provincia di Pavia, in Lombardia, ma sulle carte geografiche è ben visibile il suo incasellamento nelle province piemontesi di Alessandria, Vercelli e Novara.
I primi insediamenti umani possono farsi risalire fin dal XIII secolo avanti Cristo, quando risultano stanziamenti sui terrazzi alluvionali, nei pressi dei numerosi corsi d’acqua. Nei secoli successivi la zona viene popolata da tribù di stirpe ligure e, in particolare, dai Levi, che avrebbero fondato il nucleo di Lomello (Laumellum), primo centro di aggregazione territoriale da cui proverrà il toponimo Lomellina.
 
Intorno al VI secolo avanti Cristo, ai Levi si sovrappongono popolazioni celtiche provenienti da Oltralpe, ma la vera svolta avverrà alla fine del III secolo con l’affacciarsi sul Po delle legioni di Roma. Nel 222 avanti Cristo a Clastidium (Casteggio) i consoli Claudio Marcello e Cornelio Scipione sconfiggono i guerrieri celti passando poi il Po e dando avvio al processo di romanizzazione della Gallia Cisalpina. Un’ulteriore tappa fondamentale sarà la lex Julia, approvata nel 90 avanti Cristo, che estenderà la cittadinanza romana ai popoli di origine ligure e celtica. Lo sviluppo economico della Lomellina sarà favorito dall’estensione della rete di comunicazione. Nel I secolo dopo Cristo i Romani migliorano un percorso preesistente che correva fra le fitte foreste allora ricoprenti i dossi lomellini: da Ticinum (Pavia) l’arteria diretta alle Gallie tocca Duriae (Dorno), Laumellum (Lomello) e Cuttiae (Cozzo).
 
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476), la Lomellina è occupata prima dai Goti e poi dai Longobardi, che fissano la capitale a Pavia. Nel basso Medioevo acquisisce notevole importanza Lomello, l’antico municipium romano sulle rive del torrente Agogna il cui rapporto con Pavia sarà contraddittorio e spesso conflittuale. Dopo la vittoria dei Franchi di Carlo Magno sui Longobardi di re Desiderio nel 774, Lomello diventa sede di un comitato (contea) che entrerà a far parte della potente Marca d’Ivrea e che estenderà l’autorità a parti del Vogherese, del Biellese, dell’Albese, del Casalese e dell’Alessandrino, da Ticineto a Frassineto fino a Sale e a Bassignana.
Proprio a cavallo di X e XI secolo prende piede la contrapposizione politico-amministrativa fra la Lomellina e la città di Pavia, che nel 1024 instaura il libero Comune distruggendo il Sacro Palazzo e inducendo il conte Ottone II a fortificarsi nell’originaria contea di Lomello.
 
Pavia arriva a controllare le tre zone che ancora oggi formano la provincia (Lomellina, Oltre Po e Terre poste fra Pavia, Milano e Lodi) e nel XIV secolo riacquisterà il prestigio perduto grazie ai Visconti, che nel 1365 vi trasferiranno la corte abbandonando Milano. La Lomellina viene confermata alla contea di Pavia, poi elevata a principato. Altro periodo di gloria sarà quello sforzesco: alla fine del XV secolo il duca Ludovico Maria, detto il Moro, esalterà la Lomellina chiamando a Vigevano, fra gli altri, Leonardo da Vinci e Bramante. L’unità territoriale viene spezzata nel 1532, quando il duca Francesco II Sforza istituisce il Vigevanasco, provincia autonoma che per oltre due secoli avrebbe radunato una parte della Lomellina, in cui si trovano Vigevano, Gambolò, Cilavegna e Robbio. Per circa un secolo e mezzo la Lomellina farà parte del principato di Pavia all’interno del ducato di Milano controllato dalla Spagna, ma tutto cambierà con la Guerra di successione spagnola.
 
In base al trattato dell’8 novembre 1703, il duca di Savoia Vittorio Amedeo II in caso di vittoria avrebbe ricevuto le terre “quae dicitur Lumellina”: dopo la pace di Utrecht del 1713, la Lomellina centrale e meridionale sarà riunita nella neonata provincia con capoluogo Mortara. Nel 1743, con il trattato di Worms, Torino si annetterà anche il Vigevanasco, eretto a nuova provincia, e il Siccomario, estremità geografica della Lomellina alle porte di Pavia. Dopo la parentesi napoleonica, le Province di Lomellina e di Vigevano sono riunite nel 1818, con capoluogo Mortara, e inserite nella Divisione (realtà amministrativa simile all’attuale Regione) di Novara. Nel 1859, dopo la vittoriosa Seconda guerra d’indipendenza, il decreto Rattazzi stabilisce la riunione della Lomellina e dell’Oltrepò Pavese, già piemontesi, a Pavia, tolta all’Austria. Nasce la nuova provincia di Pavia, in cui la Lomellina costituisce l’omonimo circondario con capoluogo Mortara, sede di sottoprefettura, tribunale ordinario, catasto e uffici finanziari. L’ultimo brandello di autonomia amministrativa cesserà nel 1927 con l’abolizione dei circondari.
Testi e immagini tratti dalla pagina Facebook "Storie di Lomellina"
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