Sezione Lomellina Storica
Lomellina i Templari
Quando si parla di Templari, anche la Lomellina sembra avvolgersi subito in un’atmosfera di mistero. Croci scolpite nelle pietre, antiche chiese scomparse, ospizi medievali, strade percorse dai pellegrini e tradizioni tramandate nei secoli hanno alimentato l’idea che i Cavalieri del Tempio abbiano lasciato tracce anche in questa parte della pianura padana. Ma quanto c’è di vero? La risposta è più affascinante proprio perché non è semplice. Una presenza templare stabile e organizzata in Lomellina non è infatti documentata con la stessa chiarezza riscontrabile in altre località del territorio pavese, ma numerosi indizi e tradizioni fanno pensare che i cavalieri possano almeno aver frequentato queste terre. Nel Medioevo la Lomellina occupava una posizione strategica. Attraverso il suo territorio passavano vie che collegavano Pavia, Vercelli, il Monferrato e il Piemonte, mentre monasteri, ospizi e pievi offrivano assistenza a viaggiatori e pellegrini. Era dunque un ambiente perfettamente compatibile con le attività degli ordini religioso-militari, che non si occupavano soltanto di guerra e Terrasanta, ma anche di proprietà agricole, ospitalità, gestione di strade, mulini e terreni.
Uno dei luoghi più interessanti è Lomello. Qui esisteva una chiesa campestre dedicata a San Giovanni, collegata in epoche successive ai Cavalieri Gerosolimitani, poi conosciuti come Cavalieri di Malta. Proprio questo elemento ha favorito nel tempo l’associazione con i Templari. Occorre però ricordare che i due ordini erano distinti. Quando l’Ordine del Tempio venne soppresso nel 1312, molti dei suoi beni passarono agli Ospitalieri di San Giovanni e, nei secoli, la memoria delle diverse istituzioni finì spesso per confondersi. Anche alcune croci scolpite negli edifici religiosi lomellesi sono state interpretate come possibili simboli templari, ma una croce patente, da sola, non costituisce una prova: era un simbolo cristiano utilizzato in molti altri contesti.
Ancora più suggestivo è il caso di Sartirana Lomellina, dove una tradizione parla dell’esistenza di un antico ospizio indicato come Santa Maria del Tempio. Di questo edificio oggi non rimarrebbero tracce visibili e la sua effettiva appartenenza ai Templari resta discussa. Tuttavia, il nome stesso, insieme alla posizione del paese lungo antiche direttrici di transito, ha alimentato per secoli racconti e ipotesi. Non poteva mancare, naturalmente, una leggenda sotterranea: tra Sartirana e Breme si raccontò perfino dell’esistenza di lunghi passaggi nascosti, talvolta collegati ai cavalieri. Nessuna prova archeologica ha però confermato questi tunnel. Breme rappresenta un altro tassello curioso. Alcuni studiosi locali hanno ipotizzato che i Templari possano aver avuto un ruolo nelle grandi opere di sistemazione delle acque e della Sesia durante il Medioevo. L’idea è affascinante perché gli ordini monastici e cavallereschi possedevano effettivamente notevoli competenze nella gestione agricola e idraulica, ma attribuire ai Templari specifici interventi sul corso del fiume rimane, allo stato attuale, una suggestione più che una certezza.
Anche Mortara entra indirettamente nella vicenda templare. L’antica abbazia di Santa Croce non apparteneva ai Cavalieri del Tempio, ma ai Canonici Regolari Mortariensi. Tra i personaggi legati alla comunità figurò però Alberto Avogadro, che divenne successivamente patriarca latino di Gerusalemme. Un uomo proveniente dunque dal cuore della Lomellina arrivò ai massimi livelli della Chiesa in Terrasanta proprio negli anni in cui Templari e altri ordini militari svolgevano un ruolo decisivo nella regione. È un collegamento indiretto, ma straordinariamente evocativo.
Ciò che rende ancora più plausibile il passaggio dei Templari attraverso la Lomellina è la loro presenza certa nelle zone immediatamente circostanti. Nel territorio pavese medievale esistevano infatti sedi e proprietà dell’Ordine, e documenti duecenteschi ricordano cavalieri templari attivi in località non lontane. Sarebbe quindi sorprendente immaginare una Lomellina completamente estranea ai loro itinerari. Un cavaliere diretto da Pavia verso Vercelli o il Piemonte avrebbe potuto attraversare queste campagne, sostare presso un ospizio, percorrere un ponte sul Terdoppio o sulla Sesia e proseguire verso Occidente senza lasciare alcun documento destinato a sopravvivere fino a noi. Ed è forse proprio qui che nasce il fascino dei Templari lomellini. Non abbiamo castelli templari certi, né grandi precettorie documentate, né tesori nascosti confermati dalle fonti. Abbiamo però nomi, simboli, edifici perduti, antiche strade e memorie che continuano a suggerire una presenza sfuggente. La storia, in questo caso, non ci consegna una risposta definitiva, ma una pista. E nella nebbia della Lomellina medievale è facile immaginare, per un istante, il rumore degli zoccoli di un cavallo e una croce rossa che scompare lungo una strada di campagna.