Sezione Lomellina Storica
Barbavara – Il piccolo borgo della Lomellina
Pochi chilometri separano Gravellona Lomellina da Barbavara, piccolo borgo immerso nella campagna lomellina che oggi costituisce l’unica frazione del comune. A prima vista potrebbe sembrare soltanto un tranquillo gruppo di case circondato dai campi, ma dietro il suo nome si nasconde una storia molto più antica e curiosa, legata a una delle famiglie nobili che per secoli ebbero un ruolo importante tra la Lomellina, il Novarese e il Piemonte: i Barbavara.
Il nome del paese deriva infatti proprio da questa antica casata, conosciuta nei documenti medievali anche come De Castello. La famiglia possedeva terre e privilegi già nel Medioevo e alcuni suoi esponenti riuscirono a raggiungere posizioni di grande prestigio presso la corte dei Visconti. Tra questi spicca Francesco Barbavara, potente consigliere di Gian Galeazzo Visconti, mentre per la storia locale assume particolare importanza Marcolino Barbavara, che nel 1467 risulta infeudato di Gravellona e legato all’amministrazione ducale. Da quel momento il nome dei Barbavara rimase profondamente intrecciato con questo angolo di Lomellina.
Nel piccolo abitato si trova anche la chiesa dedicata a Sant’Eustachio, edificio dalle origini seicentesche successivamente ampliato e modificato nel corso dell’Ottocento. La tradizione locale collega la zona anche alla presenza degli Agostiniani e all’antico convento di Gravellona. All’interno della chiesa è conservata una curiosa Crocifissione attribuita a un autore ignoto e databile agli inizi del Cinquecento: osservandola attentamente si nota una particolarità nelle proporzioni, con la figura di Cristo apparentemente più piccola rispetto ai personaggi che lo circondano.
Ma Barbavara possiede anche un volto decisamente più moderno e sorprendente. Tra il 1991 e il 1992 il piccolo borgo diventò infatti una sorta di laboratorio artistico a cielo aperto. Un gruppo di pittori, professionisti e appassionati, riuniti attorno all’artista surrealista Luigi Regianini, iniziò a decorare le facciate delle abitazioni realizzando decine di murales. Si parla di circa settanta opere disseminate sui muri del paese. Fu proprio quell’esperienza a contribuire alla nascita del fenomeno artistico che avrebbe poi reso Gravellona Lomellina conosciuta come “Paese d’Arte”. Il tempo e l’umidità hanno purtroppo cancellato o deteriorato diverse pitture, ma ancora oggi alcune testimonianze ricordano quella singolare stagione creativa.
Persino il vecchio lavatoio-fontana di Barbavara venne trasformato in qualcosa di particolare: attraverso elementi decorativi mobili, l’area poteva diventare un piccolo palcoscenico destinato agli spettacoli. Un dettaglio forse minore, ma capace di raccontare bene lo spirito di un paese che ha saputo trasformare gli spazi della vita quotidiana in luoghi d’arte.
Il nome Barbavara continua, inoltre, a essere presente nella vicina Gravellona grazie al celebre Giardino dei Conti Barbavara, grande parco paesaggistico sviluppatosi tra la fine del Settecento e l’Ottocento, caratterizzato da alberi monumentali, laghetti alimentati da acque sorgive, piccoli rilievi artificiali e dalla villa con la sua caratteristica torre. Il legame definitivo con la famiglia Barbavara si consolidò nell’Ottocento attraverso il matrimonio tra Marietta Ferraris e il conte Massimiliano Barbavara.
Barbavara è dunque uno di quei piccoli luoghi della Lomellina nei quali la dimensione del paese non corrisponde affatto alla quantità di storia che conserva. Nel suo nome sopravvivono antichi feudatari e corti ducali, nella chiesa rimangono testimonianze artistiche vecchie di secoli, mentre sui muri delle case riaffiora una storia molto più recente fatta di colori e pittori. Un minuscolo borgo circondato dalla campagna che, quasi senza far rumore, è riuscito a mettere insieme Medioevo, nobiltà, religione e arte contemporanea