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Il Cestaio - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Il Cestaio
In Lomellina, il mestiere del cestaio affonda le sue radici in un rapporto antico e diretto con la natura. Non era un artigiano qualunque, ma una figura essenziale nella vita quotidiana delle cascine, capace di trasformare materiali poveri in oggetti indispensabili.
Il cestaio lavorava principalmente i vimini, ricavato dai salici che crescevano lungo rogge, fossi e fiumi. In una pianura dove l’acqua era ovunque, la materia prima non mancava mai. Durante l’inverno si tagliavano i rami giovani, flessibili e resistenti, che venivano poi essiccare o immersi in acqua per mantenerli morbidi e lavorabili.
Il suo laboratorio spesso non era altro che un angolo di cascina o una piccola tettoia. Seduto su uno sgabello basso, con pochi strumenti semplici, coltello, punteruolo e mani esperte, il cestaio intrecciava lentamente le fibre vegetali seguendo schemi tramandati da generazioni. Ogni gesto era preciso, quasi rituale. Non esistevano misure scritte, tutto era affidato all’occhio e all’esperienza.
Le sue creazioni erano ovunque. Cesti per raccogliere il riso, gerle per il trasporto, panieri per il mercato, gabbie per animali, contenitori per granaglie. Ogni oggetto aveva una funzione precisa e una forma studiata per resistere all’uso quotidiano. Nelle risaie, ad esempio, i cesti dovevano essere leggeri ma robusti, capaci di sopportare umidità e peso senza cedere.
Curiosamente, il cestaio non era sempre un mestiere esclusivo. Spesso veniva praticato nei momenti di pausa dal lavoro agricolo, diventando una fonte integrativa di reddito. Alcuni artigiani, però, raggiungevano una tale abilità da essere riconosciuti in tutta la zona e chiamati anche nei paesi vicini.
Un aspetto poco noto riguarda la varietà degli intrecci. Non esisteva un solo modo di fare un cesto: ogni famiglia o area poteva avere leggere differenze nello stile, nella disposizione delle fibre o nella forma finale. Questo rende oggi difficile attribuire con certezza l’origine di un manufatto, ma allo stesso tempo ne aumenta il fascino.
Con l’arrivo dei materiali industriali nel Novecento, plastica e metallo, il lavoro del cestaio iniziò a perdere importanza. I nuovi contenitori erano più economici, uniformi e prodotti in serie. Il sapere manuale, lento e paziente, non riuscì a competere con la velocità della produzione industriale.
Eppure, qualcosa è rimasto. In alcune realtà locali e nei musei della tradizione contadina della Lomellina, si conservano ancora cesti originali, testimonianza concreta di un’arte silenziosa. E ogni tanto, tra mercatini e rievocazioni, si può incontrare qualche artigiano che ripropone questi gesti antichi, mantenendo vivo un filo sottile che lega il presente a un passato fatto di acqua, mani e intrecci.


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