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Alluvione del 1968 - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Alluvione del 1968
Novembre 1968.
Una violenta ondata di maltempo colpì il Nord Italia, interessando in modo particolarmente grave anche la Lomellina. Piogge persistenti in pianura e abbondanti nevicate sulle Alpi provocarono un rapido innalzamento dei principali corsi d’acqua della zona: Po, Ticino, Sesia e Agogna.
Nei primi giorni del mese le precipitazioni assunsero carattere eccezionale. Tra il 3 e il 4 novembre, il livello del fiume Po aumentò in media di circa 20 centimetri all’ora, superando in più punti le soglie di guardia. Le acque invasero campi, strade e aree golenali, causando estesi allagamenti lungo le sue sponde.
La situazione risultò critica anche lungo il Sesia. A Candia, la strada che conduceva al ponte, fondamentale collegamento tra Piemonte e Lombardia, venne completamente sommersa e in parte distrutta dalla forza della corrente. Nelle campagne circostanti il paesaggio appariva devastato: fango ovunque, pali telefonici divelti e campi agricoli non ancora raccolti completamente distrutti.
A Palestro i danni alle infrastrutture furono ingentissimi: circa 700 metri della massicciata ferroviaria vennero erosi dalle acque, mentre un ponte crollò, fortunatamente senza provocare vittime.
Anche Vigevano fu duramente colpita. L’intera area lungo il Ticino, compresa la cosiddetta zona balneare tra la centrale idroelettrica e l’ex messicano, venne invasa dall’acqua. Le barriere improvvisate con sacchi di sabbia si rivelarono inutili. Il collegamento verso Abbiategrasso divenne impraticabile, con l’acqua che raggiunse il piano stradale. A Bereguardo, il Ponte di Barche fu sganciato per evitare danni strutturali irreparabili.
Nel giro di poche ore la piena iniziò lentamente a ritirarsi, ponendo fine all’emergenza. Il bilancio finale fu però pesante: danni ingenti al territorio, alle infrastrutture e all’agricoltura, oltre a una vittima, rinvenuta nel territorio di Robbio.
L’alluvione del novembre 1968 resta una delle pagine più drammatiche della storia locale, ricordando come i corsi d’acqua che da sempre sostengono la vita e l’economia della Lomellina possano, in condizioni estreme, trasformarsi in una forza distruttiva.

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