Sezione Lomellina Storica
La cometa che spaventò la Lomellina
Nel 1910 anche nei paesi e nelle campagne della Lomellina si parlava con insistenza di un fenomeno che arrivava letteralmente dallo spazio: il ritorno della celebre cometa di Halley. Gli astronomi sapevano da tempo che sarebbe tornata e il suo passaggio rappresentava una straordinaria conferma dei calcoli scientifici, ma per una parte della popolazione la cometa divenne ben presto qualcosa di molto più inquietante. Il momento più atteso era la notte tra il 18 e il 19 maggio 1910, quando la Terra avrebbe attraversato la lunghissima e rarefattissima coda della cometa. A scatenare la paura fu soprattutto una notizia rimbalzata sui giornali: attraverso l’analisi spettroscopica erano state individuate nella coda tracce di cianogeno, un composto tossico. Dal punto di vista scientifico non esisteva alcun reale pericolo, perché la materia contenuta nella coda di una cometa è estremamente rarefatta, ma per l’opinione pubblica dell’epoca bastò la parola “veleno” per trasformare un evento astronomico in una possibile profezia di morte. I giornali italiani raccontarono infatti timori, superstizioni e interpretazioni catastrofiche diffuse soprattutto nelle campagne, dove alla cometa venivano attribuiti temporali, disgrazie, malattie e perfino eventi politici. Anche gli astronomi italiani cercarono più volte di rassicurare la popolazione, spiegando che l’attraversamento della coda non avrebbe prodotto alcun effetto sull’atmosfera terrestre. Per quanto riguarda la Lomellina, le fonti digitalizzate oggi disponibili non permettono di documentare con certezza singoli episodi di panico avvenuti a Mortara, Vigevano o negli altri paesi della zona, ma il clima raccontato dalla stampa dell’Italia settentrionale rende perfettamente comprensibile come quelle notizie potessero impressionare anche le comunità rurali lomelline. In un territorio ancora profondamente legato alle cascine, alle risaie e alla trasmissione orale delle notizie, bastava che qualcuno leggesse su un giornale che la Terra stava per entrare in una nube contenente un gas velenoso perché la notizia, passando dall’edicola all’osteria e poi da una cascina all’altra, assumesse facilmente toni sempre più drammatici. Non tutti, naturalmente, erano terrorizzati: nelle grandi città italiane comparvero anche scherzi, feste e pubblicità ispirate alla cometa, segno che accanto alla paura esistevano curiosità e ironia. Poi arrivò la notte tanto temuta. La Terra attraversò la regione occupata dalla coda della cometa e non accadde assolutamente nulla. Nessun avvelenamento, nessuna oscurità improvvisa, nessuna fine del mondo. Dopo settimane di allarmi, persino i giornali finirono per commentare l’evento con una certa ironia. A rendere ancora più particolare quell’anno contribuì un’altra cometa luminosissima, la Grande Cometa del 1910, comparsa pochi mesi prima e spesso confusa nei ricordi popolari con Halley. Per la Lomellina, come per gran parte d’Europa, il 1910 fu così l’anno in cui la scienza moderna incontrò ancora una volta le paure più antiche dell’uomo. La cometa non portò morte né veleno, ma riuscì comunque a lasciare il segno: per qualche settimana milioni di persone alzarono gli occhi al cielo chiedendosi se quella luce lontana fosse soltanto una meraviglia dell’universo… oppure l’annuncio della fine del mondo.