Sezione Lomellina Storica
La Filandera
Nel paesaggio agricolo della Lomellina, segnato da risaie, rogge e cascine, la filandera rappresenta una figura femminile tanto concreta quanto simbolica, profondamente radicata nella storia economica e sociale del territorio tra Settecento e Novecento. Il termine deriva dalla filanda, lo stabilimento in cui si lavorava la seta, attività che per secoli ha costituito una delle principali risorse della pianura lombarda.
La filandera era la donna addetta alla trattura del filo di seta dai bozzoli del baco. Il suo lavoro si svolgeva in ambienti caldi e umidi, necessari per ammorbidire la sericina, la sostanza che tiene unito il filo nel bozzolo. Sedute davanti a grandi vasche di acqua bollente, le operaie immergevano i bozzoli e, con gesti rapidi e precisi, ne estraevano il filo sottilissimo, avviandolo poi alla torcitura. Era un mestiere che richiedeva abilità, pazienza e resistenza fisica, spesso svolto per lunghe ore in condizioni difficili.
In Lomellina, la diffusione delle filande è legata allo sviluppo della bachicoltura, ovvero l’allevamento dei bachi da seta, praticato nelle cascine dove i gelsi fornivano il nutrimento essenziale per gli insetti. La filandera, dunque, non era solo un’operaia, ma parte integrante di un sistema economico che coinvolgeva intere comunità rurali.
Dal punto di vista sociale, le filandere rappresentarono una delle prime forme di lavoro femminile organizzato. Molte giovani donne lasciavano le campagne o integravano il lavoro agricolo stagionale con quello in filanda. Questo contribuì a modificare lentamente il ruolo femminile nella società rurale, introducendo nuove dinamiche di autonomia economica, pur in un contesto ancora fortemente gerarchico e spesso sfruttato.
Non mancano aspetti culturali e folklorici legati alla figura della filandera. Nella tradizione orale lombarda, la filanda è spesso evocata come luogo di fatica ma anche di socialità, dove si intrecciavano racconti, canti e solidarietà tra donne. In alcune leggende locali, la filandera assume perfino tratti quasi mitici, associata a figure notturne o spiriti legati al lavoro e alla trasformazione.
Con l’avvento dell’industrializzazione e il declino della produzione serica nel corso del Novecento, le filande della Lomellina chiusero progressivamente, lasciando dietro di sé edifici oggi spesso abbandonati o riconvertiti. Tuttavia, la memoria delle filandere sopravvive nella storia locale, nelle testimonianze orali e nei documenti, come simbolo di un’epoca in cui il lavoro delle donne contribuì in modo decisivo allo sviluppo economico del territorio.
Oggi la filandera resta una figura emblematica della Lomellina storica, capace di raccontare, attraverso il filo della seta, una trama più ampia fatta di lavoro, trasformazioni sociali e identità locale.