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Il mostro del PO - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Il mostro del PO
Nell’estate del 1986 il grande fiume Po divenne teatro di una delle vicende più enigmatiche e curiose della cronaca padana. In quelle settimane, tra la calura soffocante, le acque lente del fiume e le campagne immerse nell’afa, pescatori e abitanti delle zone rivierasche cominciarono a raccontare di aver visto qualcosa di insolito muoversi lungo le sponde e immergersi improvvisamente nel Po. Le descrizioni parlavano di una creatura alta più di due metri, vagamente umanoide ma con caratteristiche rettiloidi: pelle apparentemente squamosa, mani munite di artigli e grandi occhi che alcuni testimoni definirono addirittura luminosi. I primi racconti circolarono lungo il tratto veneto del Po, ma ben presto segnalazioni simili raggiunsero anche la Lomellina, soprattutto nelle campagne e nelle golene attorno a Breme, Pieve del Cairo e Frascarolo. Le spiegazioni razionali non tardarono ad arrivare: si parlò di suggestione collettiva, animali osservati in condizioni di scarsa visibilità, scherzi o semplici invenzioni amplificate dal passaparola e dal caldo torrido di quell’estate. Eppure, un particolare contribuì ad alimentare il mistero: persone apparentemente prive di legami tra loro avrebbero fornito descrizioni molto simili della creatura. A ciò si aggiunsero racconti riguardanti presunte impronte di notevoli dimensioni, che qualcuno paragonò alle tracce lasciate da un grande rettile. La vicenda divenne ancora più singolare quando, accanto agli avvistamenti della misteriosa creatura, cominciarono a circolare testimonianze relative a strane luci nel cielo, osservate nei pressi delle zone interessate. Fu allora che il presunto essere ricevette un nome destinato a entrare nella piccola mitologia del Po: “Homo Saurus”, espressione suggestiva che evocava un improbabile essere a metà strada fra uomo e rettile. Il clamore attirò l’attenzione di ufologi e ricercatori del mistero. Sebastiano Di Gennaro, Stefano Baratella e Giovanni Mantovani furono tra coloro che si interessarono al caso, raccogliendo testimonianze, fotografie e presunti calchi di impronte. Nei resoconti dell’epoca comparvero persino riferimenti a misteriose anomalie radioattive rilevate in alcuni luoghi degli avvistamenti, elementi che contribuirono ulteriormente ad avvicinare la storia dell’Homo Saurus al mondo dell’ufologia e del paranormale, senza però che tali dati venissero definitivamente confermati da indagini scientifiche indipendenti. Un capitolo ancora più curioso si aprì nel marzo del 1989, quando sulle rive del Po, nei pressi di Cologna, venne segnalato il ritrovamento di una misteriosa sostanza descritta come “carnosa”, distribuita sul terreno per diversi metri. Secondo i racconti, a un primo esame avrebbe ricordato del tessuto organico di origine animale, mostrando però caratteristiche considerate insolite, fra cui una presunta resistenza alla decomposizione. Anche questo episodio rimase senza una conclusione scientifica certa e finì inevitabilmente per essere associato al mistero che da alcuni anni aleggiava sul grande fiume. Poi, quasi improvvisamente, tutto cessò. Con il trascorrere degli anni le segnalazioni dell’Homo Saurus diminuirono fino a scomparire. Nessun esemplare venne mai catturato, nessun reperto definitivo fu sottoposto alla comunità scientifica e nessuna fotografia riuscì a dimostrare l’esistenza della misteriosa creatura. Rimasero soltanto racconti, articoli, ricordi e testimonianze frammentarie, ed è forse proprio questa assenza di una risposta definitiva ad aver permesso alla leggenda di sopravvivere. Oggi l’Homo Saurus rappresenta uno degli episodi più singolari del folklore contemporaneo legato al Po. Le spiegazioni possibili sono numerose: animali scambiati per creature sconosciute, scherzi, suggestione collettiva, esagerazioni giornalistiche oppure una leggenda nata e cresciuta attraverso il passaparola. Le interpretazioni più fantasiose arrivarono invece a parlare di esseri rettiliani o persino di presenze extraterrestri. La verità, probabilmente, rimane nascosta da qualche parte tra le nebbie, le golene e le acque del grande fiume. E così, nelle sere d’estate, quando il Po scorre lento e silenzioso tra i boschi delle rive lomelline, resta ancora affascinante immaginare che dietro il fruscio dei canneti possa celarsi l’eco lontana di quella creatura che, per qualche estate, fece parlare un’intera valle: il misterioso Homo Saurus, il “mostro del Po”.
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