Sezione Lomellina Storica
Lomellina i peggiori eventi atmosferici
La Lomellina è terra d’acqua. Un territorio apparentemente tranquillo, disteso tra risaie, rogge e grandi fiumi, ma proprio questa sua natura l’ha resa, nel corso dei secoli, particolarmente vulnerabile agli estremi del clima. Ticino, Po, Sesia, Agogna e i numerosi corsi d’acqua minori hanno più volte rotto gli argini o invaso le campagne, mentre temporali violentissimi, grandinate, trombe d’aria, nevicate e ondate di gelo hanno lasciato il loro segno nella memoria delle comunità locali.
Uno degli eventi più impressionanti risale al 2 ottobre 1868, quando il Ticino fu interessato da una piena eccezionale, ancora oggi considerata un punto di riferimento negli studi idrologici del fiume. La massa d’acqua che scese dal bacino alpino raggiunse proporzioni enormi e invase vaste aree lungo il corso del Ticino. Quella del 1868 rimase per oltre un secolo il termine di paragone con cui confrontare tutte le piene successive. Per Vigevano e per la parte orientale della Lomellina fu uno di quegli eventi capaci di ricordare all’uomo quanto fragile potesse diventare il confine tra terra e fiume.
Quasi un secolo dopo, nel 1951, l’acqua tornò protagonista. È l’anno della terribile alluvione del Po, ricordata soprattutto per la tragedia del Polesine, ma anche la Lomellina dovette fare i conti con piogge persistenti e fiumi gonfi. Po e Ticino raggiunsero livelli preoccupanti e anche corsi d’acqua apparentemente meno minacciosi si trasformarono improvvisamente in torrenti impetuosi. A Ceretto Lomellina, in particolare, una violenta piena dell’Agogna provocò gravi danni, dimostrando ancora una volta che non erano soltanto i grandi fiumi a rappresentare un pericolo.
Nel 1957 fu invece Mortara a conoscere una grave alluvione, episodio oggi quasi dimenticato ma ricordato ancora diversi anni dopo nei documenti ufficiali. Era però soltanto un’anticipazione di ciò che sarebbe accaduto il 7 maggio 1969. Dopo precipitazioni eccezionalmente intense, l’Arbogna e il Plezza non riuscirono più a contenere l’acqua. Mortara venne invasa: strade, case, negozi, cantine e campagne finirono sott’acqua. Il sistema fognario andò in crisi e l’allagamento raggiunse anche il centro della città. I danni vennero valutati in miliardi di lire, una cifra enorme per l’epoca. Furono mobilitati carabinieri, polizia, militari del Genio, motobarche e autopompe. Anche Cergnago, Ottobiano e altri centri della zona subirono conseguenze. Fortunatamente non vi furono vittime, ma per molti mortaresi quella rimase semplicemente “l’alluvione”, un ricordo tramandato per decenni.
Poi arrivò il 26 giugno 1982. Ancora oggi qualcuno lo ricorda impropriamente come “l’uragano della Lomellina”. Naturalmente non si trattò di un uragano tropicale, impossibile sulle nostre latitudini, ma di un sistema temporalesco di straordinaria violenza che attraversò Piemonte e Lombardia occidentale. Vento furioso, pioggia torrenziale e grandine colpirono vaste zone delle province di Pavia e Vercelli. La violenza fu tale che i danni finirono persino negli atti parlamentari e alcuni territori ottennero il riconoscimento dello stato di calamità. Per chi lo visse, fu uno di quei temporali che sembrano trasformare il giorno in notte nel giro di pochi minuti.
Tre anni più tardi la Lomellina passò dall’acqua e dal vento al gelo. Gennaio 1985 è rimasto nella memoria collettiva come uno degli inverni più duri del Novecento. Dopo giorni di temperature rigidissime, con minime che in pianura scesero abbondantemente sotto lo zero, tra il 13 e il 16 gennaio arrivò quella che sarebbe passata alla storia come “la nevicata del secolo”. A Vigevano caddero complessivamente quasi ottanta centimetri di neve. Le automobili scomparvero sotto enormi cumuli bianchi, molte strade divennero impraticabili, scuole e fabbriche furono costrette a fermarsi e il peso della neve provocò anche il cedimento di alcuni tetti. Per alcuni giorni la Lomellina assunse un aspetto quasi irriconoscibile.
Tra il 22 e il 25 settembre 1993, invece, fu nuovamente il Ticino a mostrare la propria forza. Piogge eccezionali interessarono il bacino alpino e alimentarono una piena che gli studi successivi avrebbero definito la maggiore del XX secolo sul Ticino e la più importante dopo quella del 1868. Tra Vigevano e Bereguardo vaste zone golenali furono invase dall’acqua. Il fiume si allargò, occupando nuovamente spazi che l’uomo aveva progressivamente cercato di sottrargli. Il 1993 divenne così un’altra data fondamentale nella storia delle alluvioni lomelline.
L’anno seguente, nel novembre 1994, una nuova catastrofica fase di maltempo investì Piemonte e Lombardia. La grande alluvione piemontese provocò decine di vittime e migliaia di evacuati. Anche la Lomellina occidentale visse ore di apprensione, soprattutto lungo il Sesia e nei territori vicini alla confluenza con il Po. A Palestro e nelle campagne circostanti l’esondazione raggiunse cascine e terreni agricoli, confermando ancora una volta la vulnerabilità di questa parte della pianura.
Gli eventi estremi non appartengono però soltanto al passato remoto. Il 29 luglio 2013 una violentissima linea temporalesca attraversò la Lomellina. Vento, grandine e fenomeni vorticosi interessarono numerosi comuni. A Vigevano un albero cadde sulla linea ferroviaria, mentre a Robbio un grosso pino finì contro l’edificio della scuola media. Danni e segnalazioni arrivarono anche dall’area di Candia, Cozzo, Mortara e dalle campagne circostanti.
Ancora più recente è la notte tra il 24 e il 25 luglio 2023, quando una nuova tempesta colpì duramente Vigevano e parte della Lomellina. Alberi sradicati, tetti danneggiati, strade bloccate e disagi alla ferrovia trasformarono la città in uno scenario insolito. Anche il Castello Sforzesco subì danni e dovette essere temporaneamente chiuso. Soltanto un anno dopo, il 21 giugno 2024, un altro violentissimo temporale accompagnato da grandine interessò Vigevano e la Lomellina settentrionale: vetri infranti, automobili danneggiate, alberi abbattuti e strade interrotte furono il bilancio di pochi minuti di maltempo.
Guardando questa lunga sequenza di eventi emerge chiaramente una caratteristica della Lomellina: dietro l’immagine quieta delle risaie e delle campagne si nasconde un territorio profondamente legato alla forza dell’acqua e dell’atmosfera. Le grandi piene del Ticino del 1868 e del 1993, l’alluvione di Mortara del 1969, la tempesta del 1982 e la nevicata del 1985 rappresentano probabilmente gli episodi più simbolici, ma sono soltanto alcune pagine di una storia molto più lunga.
Una storia fatta di fiumi che escono dagli argini, cieli che diventano neri nel giro di pochi minuti, campi sommersi, grandine, neve e vento. Fenomeni che, nel corso delle generazioni, hanno modificato il territorio, condizionato l’agricoltura e lasciato ricordi ancora vivi nelle famiglie lomelline. Perché in questa terra apparentemente immobile, qualche volta, è stato proprio il cielo a scrivere le pagine più drammatiche della sua storia.