Sezione Lomellina Storica
Lomellina, i fontanili magici
Se esiste una definizione capace di descrivere la Lomellina in poche parole, è sicuramente "terra d'acqua". Fiumi, rogge, canali e risaie hanno modellato per secoli il paesaggio e la vita delle sue comunità. Ma tra tutte le manifestazioni dell'acqua presenti sul territorio, i fontanili sono forse quelle più affascinanti e misteriose.
Con il termine fontanile si indica la naturale risalita in superficie delle acque sotterranee della falda. Questi punti sorgivi, caratteristici della Pianura Padana, sono particolarmente numerosi in Lomellina, dove per secoli hanno rappresentato una preziosa risorsa per l'agricoltura, l'allevamento e la vita quotidiana. Ancora oggi ne sopravvivono numerosi esempi, testimonianza di un rapporto antico e profondo tra l'uomo e l'acqua. Dove sgorga l'acqua, però, non nasce soltanto la vita materiale. Fin dall'antichità le sorgenti sono state considerate luoghi speciali, spesso avvolti da un'aura sacra. Non sorprende quindi che molte chiese, abbazie e santuari siano sorti in prossimità di fonti d'acqua, incorporando tradizioni e credenze molto più antiche del Cristianesimo stesso. In Lomellina ne sono esempi significativi l'Abbazia di Sant'Albino a Mortara e l'antica Abbazia di Acqualunga presso Frascarolo, entrambe legate a territori ricchi di acque sorgive.
Accanto alla religione ufficiale, il mondo contadino sviluppò nel corso dei secoli un vasto patrimonio di superstizioni e pratiche popolari. Le acque dei fontanili erano spesso considerate dotate di virtù benefiche e purificatrici. Una credenza molto diffusa voleva che, nella notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, immergersi nelle acque sorgive favorisse la salute e allontanasse le malattie. Era una notte ritenuta magica, in cui il confine tra il mondo visibile e quello invisibile sembrava assottigliarsi, popolata nell'immaginario popolare da streghe, spiriti e presenze misteriose.
Le tracce di queste antiche credenze sono rimaste vive per lungo tempo nella cultura rurale della Pianura Padana. Nei repertori della medicina popolare lomellina compare spesso l'invocazione alla "Madonna della Fontana", associata a formule rituali che affidavano all'acqua il compito di portare via il male. Una di queste recitava: "acqua curìa, ciàpa él mè mal e pòrtal vìa", ovvero "acqua corrente, prendi il mio male e portalo via". Pronunciando queste parole, il malato compiva un gesto simbolico verso il corso d'acqua, affidando ad essa la propria guarigione. Anche la ricerca delle sorgenti conservò a lungo un carattere quasi magico. Fino a tempi relativamente recenti era diffusa la figura del rabdomante, colui che, armato di una forcella di legno o di particolari bacchette, sosteneva di individuare la presenza di vene d'acqua sotterranee. Può sembrare curioso che proprio in una terra così ricca d'acqua si ricorresse a queste pratiche, ma l'obiettivo era spesso trovare sorgenti particolarmente pure, considerate migliori per l'uso domestico o dotate di qualità quasi miracolose.
Oggi gran parte di questo patrimonio naturale e culturale rischia di essere dimenticato. Molti fontanili sono stati interrati, abbandonati o alterati dalle trasformazioni agricole del Novecento. L'uso intensivo del territorio, l'inquinamento delle falde e la progressiva scomparsa degli ambienti umidi hanno ridotto la biodiversità che un tempo caratterizzava questi luoghi. Eppure, i fontanili continuano a raccontare una storia affascinante, fatta di natura, lavoro, fede e superstizione.
Là dove oggi vediamo semplicemente una sorgente d'acqua, per secoli gli abitanti della Lomellina hanno visto qualcosa di più: una porta aperta sul mistero, un luogo in cui la natura e l'immaginazione si incontravano, dando vita a racconti e credenze che ancora oggi conservano tutto il loro fascino.