Sezione Lomellina Storica
Lomellina, anni 90: le sette sataniche
Negli anni Settanta, la
cittadina di Mortara, fino ad allora considerata un centro tranquillo della
Lomellina, fu scossa da un episodio tanto insolito quanto inquietante. Una
mattina, all’interno del cimitero comunale, venne scoperta la profanazione di alcune
tombe: diverse bare risultavano aperte e alcuni corpi erano stati trafugati.
In un primo momento,
gli inquirenti presero in esame le ipotesi più comuni legate a questo tipo di
reati, come il furto di oggetti preziosi, la presenza di denti d’oro o
addirittura tentativi di estorsione ai danni dei familiari. Tuttavia, queste
piste vennero rapidamente abbandonate: le sepolture coinvolte erano molto
antiche, i defunti appartenevano a famiglie modeste e non esistevano parenti da
cui ottenere un riscatto. Il movente rimase dunque oscuro, lasciando l’episodio
senza una spiegazione convincente.
Per oltre vent’anni non
si registrarono eventi analoghi. Ma nel 1992, ancora a Mortara, si verificarono
nuovi furti: alcune bare e busti funerari scomparvero senza lasciare traccia.
L’episodio riaccese timori e interrogativi, ma, ancora una volta, le indagini
non portarono a risultati concreti e, improvvisamente, gli episodi cessarono.
Parallelamente, altri
fatti inquietanti iniziarono a emergere in diversi centri della Lomellina. A
Gropello Cairoli scomparve una pietra nota nella tradizione locale come “Pietra
del Diavolo”, collocata nei pressi della chiesa del paese. Poco dopo, a San
Giorgio Lomellina, vennero trafugate le vesti attribuite al Beato Carcano,
figura religiosa del Quattrocento. Episodi simili si verificarono anche a
Vigevano, dove furono sottratte ostie consacrate, paramenti liturgici e altri
oggetti sacri.
Il susseguirsi di
questi eventi portò alcuni osservatori e parte dell’opinione pubblica a
collegarli al fenomeno delle cosiddette “sette sataniche”, che proprio negli
anni Novanta attirò attenzione mediatica in varie aree d’Italia. Secondo questa
interpretazione, gli oggetti trafugati sarebbero stati utilizzati per presunti
rituali di carattere esoterico.
Nel 1994, nella zona
della Sforzesca, lungo la valle del Ticino, furono rinvenuti resti che
alimentarono ulteriormente queste ipotesi: candele disposte a formare
pentacoli, carcasse di animali e tracce ematiche. Due anni più tardi, nel 1996,
a Castel d'Agogna, nel cimitero locale vennero individuati segni di falò e
croci spezzate.
Tra il 1997 e il 2000,
episodi analoghi furono segnalati in diverse aree lungo il corso del Ticino:
bracieri improvvisati, animali uccisi e simboli riconducibili all’immaginario
satanico, tra cui pentacoli e scritte blasfeme. Nonostante l’impegno delle forze
dell’ordine, le indagini non portarono all’identificazione dei responsabili.
Il fenomeno sembrò
riaffiorare nel 2005, ancora a Castel d'Agogna, dove per alcune notti furono
segnalati canti provenienti dal cimitero. Al mattino, vennero ritrovati resti
animali e candele disposte secondo schemi rituali. Anche in questo caso,
tuttavia, non si giunse a conclusioni definitive.
A partire da quel
momento, gli episodi cessarono improvvisamente, così come erano iniziati.
Nessun responsabile venne mai identificato e nessuna prova definitiva confermò
l’esistenza organizzata di gruppi strutturati.
Ancora oggi, questi
eventi rimangono avvolti nell’incertezza. Più che prove concrete, restano
testimonianze, segnalazioni e ricostruzioni giornalistiche che riflettono un
periodo storico in cui il timore delle “sette sataniche” era diffuso in tutta
Italia. In Lomellina, tali episodi continuano a rappresentare uno dei capitoli
più enigmatici e controversi della cronaca locale recente, sospeso tra realtà
documentata e interpretazione.