Sezione Lomellina Storica
Raffineria di Sannazzaro
All’inizio degli anni Sessanta, a sud di Sannazzaro de’ Burgondi, il paesaggio era ancora quello tipico della Lomellina: campi, cascine, rogge e grandi distese agricole. Fu proprio in questo scenario che prese forma uno dei più importanti progetti industriali dell’Italia del dopoguerra. Enrico Mattei, presidente dell’ENI e protagonista della politica energetica nazionale, individuò infatti nella zona di Sannazzaro un punto strategico per la costruzione di una grande raffineria. La posizione era ideale: vicina al triangolo industriale Milano-Torino-Genova e collegabile facilmente alla rete di oleodotti che trasportava il greggio dai porti liguri verso la Pianura Padana e l’Europa centrale. I lavori iniziarono nei primi anni Sessanta, ma Mattei non riuscì a vedere l’impianto completato: morì nell’ottobre del 1962. La raffineria entrò in funzione nel settembre del 1963 e, fin dai primi anni, cambiò profondamente il volto economico e sociale del territorio. In origine poteva lavorare circa cinque milioni di tonnellate di petrolio all’anno, ma la crescita fu rapidissima e già negli anni Settanta la capacità produttiva risultava praticamente raddoppiata. Nel corso dei decenni gli impianti furono ampliati, trasformati e modernizzati, fino a fare di Sannazzaro uno dei principali poli della raffinazione petrolifera italiana. Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio il viaggio del petrolio: gran parte del greggio non arriva alla raffineria su strada, ma attraverso una complessa rete di oleodotti sotterranei, invisibili nel paesaggio ma fondamentali per il funzionamento dell’intero sistema. Un altro elemento diventato ormai caratteristico della Bassa Lomellina sono le grandi torce della raffineria, visibili soprattutto durante la notte a molti chilometri di distanza. Quelle fiamme, che spesso impressionano chi non conosce il funzionamento di un impianto petrolchimico, non indicano necessariamente un incendio: fanno parte dei sistemi di sicurezza e servono a bruciare in maniera controllata determinati gas durante particolari fasi operative o situazioni di emergenza. Nel tempo la raffineria è diventata anche un luogo di sperimentazione tecnologica. Nel 2013 entrò infatti in funzione l’impianto EST, Eni Slurry Technology, sviluppato per trasformare residui petroliferi particolarmente pesanti in prodotti più utili e pregiati. Una tecnologia nata dalla ricerca italiana e sperimentata su scala industriale proprio nel cuore della Lomellina. Poco distante, nel territorio di Ferrera Erbognone, è stato inoltre realizzato il Green Data Center di Eni, uno dei più importanti centri informatici del gruppo, destinato anche a ospitare sistemi di calcolo ad altissime prestazioni. Così, in pochi chilometri, convivono ancora oggi risaie, cascine, impianti petroliferi e supercomputer. Negli ultimi anni la storia della raffineria ha iniziato una nuova fase: Eni ha previsto la trasformazione di alcune unità per la produzione di biocarburanti, compresi HVO e SAF destinati rispettivamente al trasporto terrestre e all’aviazione. Un passaggio che dovrebbe accompagnare gradualmente il grande complesso industriale verso una nuova epoca energetica. In poco più di sessant’anni, quindi, Sannazzaro de’ Burgondi è passata dall’essere un centro immerso quasi esclusivamente nella campagna a ospitare una vera e propria “città di tubi, torri e luci”. Una presenza imponente, visibile da lontano soprattutto nelle notti limpide, che rappresenta uno degli esempi più evidenti di come il Novecento abbia trasformato anche la Lomellina, terra tradizionalmente agricola, inserendola nel cuore della grande industria energetica italiana.