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Lomellina i cimiteri scomparsi - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Lomellina i cimiteri scomparsi
Passeggiando oggi nei paesi della Lomellina è difficile immaginare che sotto piazze, giardini, cortili e strade possano essere esistiti antichi cimiteri. Eppure, per secoli, il rapporto tra i vivi e i morti fu molto più stretto di quanto siamo abituati a pensare. Prima dell’Ottocento le sepolture avvenivano spesso dentro le chiese, nei sagrati o in piccoli recinti funerari costruiti immediatamente accanto agli edifici religiosi. Solo tra la fine del Settecento e l’età napoleonica, soprattutto per motivi igienici, i camposanti iniziarono ad essere trasferiti fuori dai centri abitati. In Lomellina le tracce di questo cambiamento sono numerose. A Mortara il vecchio cimitero si trovava nel cuore della città, nella zona compresa tra San Lorenzo e San Dionigi. Già nel 1802 le autorità cittadine ne denunciarono le cattive condizioni e le esalazioni, decidendo di trasferire progressivamente le sepolture verso San Rocco, anticipando persino le successive disposizioni napoleoniche. Cassolnovo conserva una storia ancora più particolare: nel corso dei secoli avrebbe avuto almeno tre diversi luoghi di sepoltura oggi scomparsi. Uno si trovava dietro la chiesa di San Giorgio, nella zona detta Praghino; un altro presso San Bartolomeo; un terzo, aperto all’inizio dell’Ottocento, sorgeva lungo quella che ancora oggi porta il significativo nome di via Cimitero Vecchio. Quando nel 1898 venne realizzato il camposanto moderno, anche le ossa provenienti dal precedente furono trasferite nel nuovo cimitero. A Dorno il vecchio luogo di sepoltura si trovava accanto all’antica parrocchiale e al castello: nel 1810 venne sostituito da un nuovo camposanto costruito fuori dal paese, verso Alagna. A Olevano di Lomellina il cimitero sorgeva invece vicino alla canonica. Le sepolture vi cessarono nel 1813 e pochi anni più tardi la terra e le ossa dell’antico camposanto furono portate nel nuovo. Anche Sartirana Lomellina possedeva un vecchio cimitero ormai troppo vicino alle abitazioni: alla fine dell’Ottocento l’espansione del paese rese necessario costruirne uno nuovo, completato nel 1896. Particolarmente suggestiva è la vicenda di Valle Lomellina, dove l’antica chiesa medievale di San Michele rimase per lungo tempo legata al cimitero del paese. Nel 1844, con la distruzione del vecchio camposanto, scomparvero anche gli ultimi resti dell’antico edificio religioso. A Gambolò, attorno alla pieve di Sant’Eusebio, esisteva invece un vero recinto cimiteriale medievale, con strutture e cappelle che nel tempo sono completamente scomparse; un altro piccolo luogo di sepoltura era collegato alla chiesa di Santa Maria e alla confraternita locale. A Cilavegna le tombe erano concentrate nei pressi della parrocchiale, all’interno dell’antico nucleo fortificato: all’inizio dell’Ottocento le sepolture furono progressivamente spostate verso San Martino, fuori dalle mura. E naturalmente anche Vigevano possedeva numerosi spazi funerari oggi cancellati dalla città moderna. Per secoli si seppellì dentro e attorno alle chiese, compresa Sant’Ambrogio, l’attuale Duomo, mentre durante le grandi epidemie del Seicento furono utilizzate anche zone esterne all’abitato, presso i lazzaretti. La storia dei cimiteri scomparsi della Lomellina racconta quindi molto più della semplice evoluzione dei luoghi di sepoltura: racconta il modo in cui i nostri antenati vivevano la morte, la religione e lo spazio urbano. Molti di quei camposanti oggi non esistono più, ma i loro confini potrebbero trovarsi ancora sotto i nostri piedi, nascosti dietro un nome di strada, un vecchio muro, una chiesa o un angolo apparentemente anonimo del paese. Luoghi dimenticati dove, per secoli, riposarono generazioni di lomellini.
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