Sezione Lomellina Storica
Lomellina, la bachicoltura
Un tempo diffusa in tutta la Lomellina, oggi la bachicoltura, ovvero l’allevamento dei bachi da seta per la produzione dei bozzoli da cui si ricava il prezioso filato, è pressoché scomparsa. Ma qual è la sua storia?
Le prime testimonianze risalgono all’epoca di Ludovico il Moro, quando anche il nostro territorio conobbe l’allevamento del Bombyx mori. È documentato che presso il Castello Sforzesco di Vigevano venne avviata una produzione serica, favorita dalla presenza di piante di gelso nel cortile del castello. Questi alberi, chiamati localmente muron, fornivano il nutrimento essenziale per i bachi e, allo stesso tempo, offrivano frutti neri o bianchi molto apprezzati dalla popolazione.
Il vero sviluppo arrivò però durante l’epoca napoleonica, nei primi anni dell’Ottocento. La coltivazione dei gelsi si intensificò e la bachicoltura divenne una delle attività più richieste in Lomellina. Entro la fine del secolo, il territorio era costellato di filande che producevano seta non solo per l’Italia, ma anche per numerosi paesi europei ed extraeuropei.
Non si trattava soltanto di manifatture. La bachicoltura coinvolgeva infatti molte aziende agricole, impegnate nella coltivazione dei gelsi, nell’allevamento dei bachi e nella raccolta dei bozzoli. Questa attività permetteva agli agricoltori di integrare il proprio reddito e contribuiva in modo significativo all’economia locale.
Anche il paesaggio ne beneficiava. I gelsi venivano piantati lungo fossi e canali, contribuendo a prevenire smottamenti, migliorando l’ossigenazione dell’ambiente e offrendo ombra ai braccianti durante le calde giornate estive.
Purtroppo, questo “sogno orientale”, poiché la seta ha origine in Cina, si interruppe bruscamente nel 1928 a causa della crisi serica. L’avvento della seta artificiale decretò infatti il declino della bachicoltura. Le filande iniziarono a chiudere una dopo l’altra e solo poche riuscirono a sopravvivere, convertendosi alla produzione industriale.
Le conseguenze non furono soltanto economiche, ma anche ambientali. La maggior parte dei gelsi venne abbattuta per ricavarne legname oppure perché considerata d’intralcio alle attività agricole.
Oggi i muron sono diventati una rarità. Quelli rimasti sono alberi sopravvissuti per caso oppure piantati più recentemente, in memoria di un passato che ha segnato profondamente la storia della Lomellina.