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Coltivazione in Lomellina - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Coltivazione in Lomellina
La Lomellina è una terra che racconta la propria storia attraverso i campi. Qui l’agricoltura non è soltanto attività economica, ma un vero sistema culturale stratificato nei secoli, modellato dall’acqua, dall’ingegno umano e dalle trasformazioni sociali della pianura padana.
In epoca medievale il territorio si presentava in gran parte paludoso, segnato da boschi, marcite e zone umide difficili da sfruttare. Fu grazie all’opera di bonifica avviata tra il XIII e il XV secolo, sostenuta da signorie locali e grandi famiglie come gli Sforza, che la Lomellina iniziò a cambiare volto. La costruzione di canali e rogge rese possibile il controllo delle acque, aprendo la strada a una rivoluzione agricola destinata a segnare profondamente il paesaggio.
È in questo contesto che si afferma il riso, destinato a diventare la coltura simbolo della regione. Introdotto nel Quattrocento, probabilmente attraverso contatti con l’Oriente e il mondo iberico, il riso trovò nella Lomellina condizioni ideali: terreni pianeggianti, abbondanza d’acqua e una rete irrigua sempre più efficiente. Nei secoli successivi, le risaie si estesero fino a dominare il territorio, trasformando radicalmente non solo l’economia, ma anche la vita quotidiana, basti pensare al lavoro stagionale delle mondine tra Ottocento e Novecento.
Accanto al riso si svilupparono altre coltivazioni fondamentali. Il mais, introdotto dopo la scoperta delle Americhe, si diffuse rapidamente a partire dal XVI secolo, diventando una risorsa alimentare essenziale per le popolazioni contadine. Il grano continuò a essere coltivato, pur cedendo progressivamente spazio al riso nelle zone più adatte all’irrigazione. Questa convivenza tra cereali riflette una strategia agricola attenta, basata sulla diversificazione e sulla gestione delle risorse.
Con l’età moderna e contemporanea, la Lomellina consolidò il proprio ruolo agricolo attraverso tecniche sempre più avanzate. La rotazione colturale introdusse legumi come la soia e i fagioli, utili a mantenere la fertilità del suolo. Parallelamente, si sviluppò la pioppicoltura lungo i corsi d’acqua, sfruttando terreni meno adatti alle risaie per la produzione di legname, destinato all’industria e alla carta.
Non mancarono colture più marginali, come il tabacco, presenti in alcune aree ma mai realmente centrali. Più importante fu invece il legame tra agricoltura e allevamento: una parte consistente delle produzioni, in particolare il mais, venne destinata ai mangimi, sostenendo un’economia agricola integrata.
Oggi la Lomellina conserva questa eredità storica. Il riso rimane la coltura dominante e continua a definire il paesaggio, con le sue risaie che si allagano in primavera e riflettono il cielo come specchi. Tuttavia, dietro questa immagine suggestiva si cela una lunga storia di trasformazioni, adattamenti e lavoro umano, che ha reso questo territorio uno dei più caratteristici esempi di agricoltura specializzata in Europa.
La Lomellina, dunque, non è solo “terra di riso”, ma un laboratorio storico in cui natura e cultura hanno dialogato per secoli, dando vita a un paesaggio agricolo unico, capace ancora oggi di raccontare il proprio passato a chi lo sa osservare.


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