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Plinio il vecchio e la Lomellina - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Plinio il vecchio e la Lomellina
Quando si cerca di immaginare la Lomellina di quasi duemila anni fa, bisogna dimenticare per un momento le risaie, le cascine e i lunghi filari di pioppi che oggi caratterizzano il paesaggio. Al tempo dei Romani, questo territorio appariva come una vasta pianura attraversata da fiumi, paludi, boschi e campagne coltivate. A raccontarci qualcosa di quel mondo lontano è Plinio il Vecchio, scrittore, naturalista e comandante romano vissuto nel I secolo d.C., autore della monumentale Naturalis Historia, una vera enciclopedia dell’antichità.
Plinio non parla direttamente della Lomellina con i confini e il nome che utilizziamo oggi, ma nelle sue pagine compaiono riferimenti che gli studiosi hanno collegato al territorio compreso tra il Ticino, il Po e la zona pavese. Uno dei più curiosi riguarda la cosiddetta regione Aliana, probabilmente situata nella parte meridionale o sud-orientale della Lomellina. Questa zona era celebre per la produzione di un lino particolarmente pregiato, considerato da Plinio tra i migliori conosciuti nel mondo romano.
Prima ancora di diventare la terra del riso, dunque, la Lomellina potrebbe essere stata conosciuta per una fibra vegetale utilizzata nella fabbricazione di stoffe, corde, reti e tele. Il lino richiedeva terreni umidi e abbondanza d’acqua, caratteristiche che non mancavano in una pianura solcata da fiumi, rogge naturali e zone acquitrinose. La sua lavorazione era lunga e complessa: gli steli dovevano essere raccolti, lasciati macerare nell’acqua, essiccati e battuti fino a ricavarne fibre sottili e resistenti.
Plinio ricorda anche i Levi e i Marici, antiche popolazioni stanziate nella pianura intorno al Ticino e tradizionalmente considerate tra i fondatori di Ticinum, l’attuale Pavia. Non conosciamo con certezza i confini dei loro insediamenti, ma è probabile che una parte dell’odierna Lomellina rientrasse nelle aree frequentate o controllate da queste genti prima della completa romanizzazione del territorio.
La Lomellina romana non possedeva grandi città paragonabili a Milano o Pavia, ma aveva un ruolo importante come zona agricola e come passaggio tra la pianura padana, il Piemonte e le regioni transalpine. Strade, sentieri e vie d’acqua collegavano piccoli villaggi, fattorie e centri come Laumellum, l’antica Lomello, destinata a diventare uno dei luoghi più importanti della zona.
Le notizie tramandate da Plinio sono brevi e talvolta difficili da interpretare, ma permettono di intravedere una Lomellina già inserita nei commerci dell’Impero Romano. Non era una terra marginale e dimenticata, bensì una pianura produttiva, attraversata da popoli, merci e conoscenze. Ed è affascinante pensare che, tra le migliaia di informazioni raccolte nella sua opera, Plinio abbia conservato anche il ricordo di un prodotto nato proprio tra le acque e le campagne della nostra terra: un lino tanto pregiato da essere conosciuto in gran parte del mondo antico.




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