Sezione Lomellina Storica
Coltivatori di tabacco
La coltivazione del tabacco in Lomellina rappresenta una pagina poco conosciuta ma significativa della storia agricola locale, oggi quasi del tutto dimenticata. In un territorio dominato dalla risicoltura e dall’acqua delle rogge, il tabacco comparve come coltura alternativa già tra Settecento e Ottocento, favorito dalle politiche statali e dalla crescente domanda legata al monopolio.
Il tabacco, pianta esigente e delicata, richiedeva terreni ben drenati, cure costanti e un lavoro manuale intenso. Proprio per questo, la sua diffusione in Lomellina non fu mai capillare come quella del riso, ma si concentrò in alcune aree dove le condizioni del suolo lo permettevano e dove i contadini potevano dedicare tempo a una coltura più specialistica. Le foglie venivano raccolte una a una, selezionate con attenzione e poi appese in locali aerati, spesso fienili o edifici adattati, per la fase di essiccazione.
Durante l’Ottocento e fino ai primi decenni del Novecento, il tabacco rappresentò per alcune famiglie un’integrazione importante al reddito agricolo. Tuttavia, la sua produzione era rigidamente regolata dallo Stato, che ne controllava quantità, qualità e distribuzione attraverso il sistema del monopolio. Questo significava che i coltivatori non erano completamente liberi di vendere il proprio prodotto, ma dovevano sottostare a norme precise, spesso rigide e non sempre vantaggiose.
Una curiosità riguarda proprio la lavorazione delle foglie: il processo di essiccazione era un momento delicato, in cui l’umidità e la ventilazione dovevano essere bilanciate con estrema attenzione. Bastava poco per compromettere interi raccolti. Per questo motivo, l’esperienza tramandata tra generazioni era fondamentale, e ogni famiglia custodiva piccoli segreti legati alla qualità finale del prodotto.
Un altro aspetto interessante è il ruolo sociale di questa coltura. A differenza del riso, che coinvolgeva grandi masse di lavoratori stagionali come le mondine, il tabacco era spesso gestito a livello familiare, con un lavoro più continuo e meno spettacolare, ma non meno impegnativo. Donne e bambini partecipavano attivamente alla raccolta e alla preparazione delle foglie, contribuendo in modo determinante alla riuscita del raccolto.
Il declino della coltivazione del tabacco in Lomellina avvenne progressivamente nel corso del Novecento. Le trasformazioni dell’agricoltura, la meccanizzazione, la maggiore redditività di altre colture e le difficoltà legate ai vincoli del monopolio portarono all’abbandono quasi totale di questa attività. A ciò si aggiunse il mutamento dei consumi e della percezione sociale del tabacco, sempre meno centrale nella vita quotidiana.
Oggi, della presenza dei coltivatori di tabacco restano poche tracce: qualche edificio adattato all’essiccazione, documenti d’archivio e soprattutto la memoria orale delle generazioni più anziane. È una storia marginale rispetto a quella del riso, ma proprio per questo preziosa, perché racconta la capacità della Lomellina di sperimentare, adattarsi e diversificare la propria economia agricola in risposta alle esigenze del tempo.