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Lomellina 1816: l’anno senza estate - Sannazzaro de' Burgondi

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Sezione Lomellina Storica
Lomellina 1816: l’anno senza estate
Nel 1816 anche la Lomellina visse uno degli eventi climatici più strani e drammatici della storia moderna. Le cronache dell’epoca raccontano di cieli cupi, piogge incessanti, freddo improvviso nel pieno della bella stagione e persino di nevicate dal colore rossastro. Fu quello che in tutta Europa venne ricordato come “l’anno senza estate”.
Per comprendere ciò che accadde bisogna spostarsi a migliaia di chilometri di distanza, fino all’isola di Sumbawa, nell’attuale Indonesia. Nell’aprile del 1815 il vulcano Tambora esplose con una violenza immensa, una delle più potenti eruzioni mai registrate in epoca storica. Nell’atmosfera furono proiettate enormi quantità di cenere, polveri e gas vulcanici che, trasportati dai venti, finirono per avvolgere gran parte del pianeta. La luce del Sole diminuì, le temperature si abbassarono e il clima impazzì.
In Lomellina, terra agricola già allora profondamente legata al ritmo delle stagioni, le conseguenze furono pesantissime. Le testimonianze tramandate parlano di giornate fredde anche a giugno, di temporali improvvisi e di raccolti devastati. I campi di mais, gli orti e le coltivazioni subirono danni enormi a causa del gelo fuori stagione. In molte zone d’Europa nevicò perfino in estate e anche in Italia furono segnalate nevicate “rosse”, probabilmente dovute alla presenza delle polveri vulcaniche nell’atmosfera.
Gli anziani di un tempo raccontavano che i loro bisnonni ricordavano quell’anno come qualcosa di quasi apocalittico. Dopo brevi giornate di sole arrivavano freddo e pioggia, tanto da costringere le famiglie a riaccendere le stufe persino nei mesi che avrebbero dovuto essere i più caldi. Il cielo appariva spesso velato e i tramonti assumevano colori insoliti, tendenti al rosso intenso. Per la popolazione contadina, che viveva quasi esclusivamente di ciò che produceva la terra, tutto questo significava fame e miseria.
La scarsità dei raccolti provocò infatti un aumento del prezzo dei cereali e gravi difficoltà alimentari in molte regioni europee. Anche il Nord Italia soffrì carestie, malattie e un generale impoverimento. In diversi paesi europei scoppiarono rivolte per il cibo e il 1816 venne ricordato da molti come “l’anno della fame”.
Naturalmente, nel 1816 nessuno poteva conoscere le vere cause scientifiche di quei fenomeni. Le notizie viaggiavano lentamente e l’idea che un vulcano lontanissimo potesse modificare il clima mondiale sembrava impensabile. Per molti fu un segno divino, per altri l’annuncio della fine dei tempi. Solo decenni dopo gli studiosi compresero il legame tra l’eruzione del Tambora e quell’incredibile estate che non arrivò mai.
Poi, lentamente, tutto tornò alla normalità. Nel 1817 il clima riprese il suo corso abituale e la Lomellina tornò a vedere il caldo, i raccolti e le stagioni seguire il loro ordine naturale. Ma il ricordo di quell’anno terribile rimase a lungo nella memoria popolare, come il tempo in cui persino l’estate sembrò scomparire.


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