Feste e Sagre Lomelline - Sannazzaro de' Burgondi

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Feste e Sagre Lomelline

La festa Longobarda di Lomello
Rievocazione dell’incontro tra il duca di Torino Agilulfo e la regina dei Longobardi Teodolinda avvenuto dopo la morte di Re Autari già re dei Longobardi, avvenuta nel comune di Lomello, oggi provincia di Pavia, nell’anno domini 590 d.c. come riportato da Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum. Durante la manifestazione si partirà il sabato con visite guidate alla basilica di Santa Maria del battistero di S.Giovanni ad Fontes e del castello non che il campo con tende e armati sempre aperto, in serata riproponendo l’incontro tra il duca e la regina avvenuto durante un banchetto, si terrà una cena dove l’unico obbligo è lasciarsi rapire dall’atmosfera di un tempo che fù ricca di colpi di scena e di duelli cortesi, il menù sarà tipicamente medievale con cibarie servite su barelle, le libagioni continueranno fino a notte inoltrata, e per chi soffre di insonnia quando le luci caleranno sulla cena potrà recarsi all’accampamento per trascorrere la nottata con i soldati. La domenica comincia con la messa in latino il tributo delle contrade al signore, dove verranno offerti dei doni al duca Agilulfo, il mercato medievale aperto tutto il giorno che permette a chiunque di fare un salto nel lontano medioevo, giochi per bambini ricostruiti in legno, dove la semplicità di una volta terrà impegnati a sorpresa i figli della play station, recite nei vari angoli del borgo incuriosiranno i passanti, scontri tra armati turbolenti sempre pronti a misurarsi con la spada, possibilità di provare il tiro con l’arco lungo presso l’accampamento e molto altro ancora.


Mede – Palio d'la Ciaramela
La seconda domenica di settembre si tiene il Palio della Ciaramèla che consiste in una sfilata in costume ed una sfida al gioco della lippa, in dialetto ciaramèla. Il paese è diviso in dieci Rioni: J'Angial, Marcanton, San Roc, Cruson, Pasquà, San Banardin, Piasa Giaratta, Roca Bianca, Busch, Gab. Il Palio è stato creato dal Prof. Giuseppe Masinari, Presidente del Centro culturale "Giuseppe Amisani", ed ha avuto inizio nel 1981. Da allora è stato disputato ogni anno, ad eccezione del 1996 e 2001. La volontà dell'ideatore era quella di ricreare l'ambiente contadino di fine '800 - inizio '900 in cui far rivivere la tradizione popolare e fondamentalmente agricola della terra lomellina. Una particolare attenzione fu posta anche ai "vecchi mestieri", dei quali venne puntigliosamente riprosta una preziosa serie di attrezzi da lavoro, facendo rivedere e ricordare i lavori dei sellai, degli zoccolai, dei fabbri, falegnami, panettieri, che a Mede ebbero grande importanza nel passato. Tutte queste attività trovano un momento di grande drammatizzazione e spettacolo nella serata del sabato precedente il Palio, allorché i singoli rioni allestiscono nei loro spazi opportunamente scelti, scene di vita contadina, spesso animate da figuranti che "recitano", rigorosamente in dialetto, momenti di vita. Sono state raffigurate con grande successo scene di banchetti nuziali, del lavoro di sgranatura del mais sull'aia, i balli all'aperto, le osterie, veglie funebri, mungitura nelle stalle, il bucato. La domenica, poi, dopo la consegna del Palio alla Madrina e la benedizione in San Marziano, ove vengono presentati (all'offertorio) i simboli di ciascun Rione, prende il via la grande sfilata storica. Nel corso degli anni questo momento è diventato il vero avvenimento più importante del Palio. Centinaia di comparse sfilano per la città portando spesso attrezzi e rievocando gli antichi lavori. Negli ultimi anni, con un lavoro di grande ricerca e rigore storico, hanno sfilato anche carri dell'epoca e macchine agricole originali di inizio secolo, oltre alle prime automobili e motociclette. Gli organizzatori sono anche riusciti a far sfilare una antica locomotiva che prestava servizio ad inizi del '900. La grande festa culmina quindi con la disputa del Palio, il gioco della Ciaramèla, versione del gioco della Lippa di cui si sono trovate tracce, con diverse modalità e regolamenti, in molte parti d'Italia e d'Europa. La Ciaramèla, gioco povero, era praticato ad inizio '900 in Mede ed in tutta la Lomellina. Poteva facilmente essere giocato da tutti perché non costava nulla (i soli attrezzi sono un bastone di legno ed un piccolo altro pezzetto di legno, con le estremità limate e acuminate) e poteva essere svolto senza difficoltà per le strade cittadine. Oggi, con la perizia raggiunta dai giocatori "moderni", spesso la lunghezza del campo di calcio allo Stadio comunale non è sufficiente a contenere i tre tiri canonici su cui si sviluppa il gioco.



Mortara – Palio del gioco dell’oca
Il palio del gioco dell'oca è una competizione tra le sette contrade della città di Mortara (PV), basato sulla disputa di un Gioco dell'oca vivente, i cui punteggi sono assegnati per mezzo del tiro con l'arco.
Si svolge annualmente, l'ultima domenica di settembre, nell'ambito della sagra del Salame d'oca.
Come nella maggior parte dei Palii, il premio assegnato ai vincitori è un drappo (generalmente dipinto da artisti locali), raffigurante un soggetto riguardante la città, il Patrono San Lorenzo o il gioco stesso.
Il Palio nacque come contorno della già esistente Sagra del Salame d'oca di Mortara: come scenario storico si immaginò che i giochi rievocati avessero luogo a Mortara, feudo personale del duca di Milano Ludovico il Moro alla fine del XV secolo, per intrattenere la moglie, Beatrice d'Este durante le sue battute di caccia nei territori della Lomellina.
I giochi furono rievocati nel palio attuale, la cui prima edizione si svolse nel 1970.
Le contrade sono sette e ciascuna di essere rappresenta una delle corporazioni delle arti e dei mestieri antichi tipici del territorio (orafi, cacciatori, vasai, panettieri, mugnai, vignaioli e speziali) e corrisponde ad uno dei quartieri cittadini. Sono identificate ciascuna da una coppia di colori.
Sono le protagoniste della gara e parte fondamentale del corteo storico che si svolge per le vie del centro cittadino prima del Palio, nella quale ciascuna di esse è presente con circa cinquanta figuranti, che accompagnano la corte di Ludovico il Moro insieme agli sbandieratori.



Garlasco – Il Paliottone
Dalla figura di Ottone II e dal diploma con cui lo stesso assegnò Garlasco e tutto il territorio circostante al monastero di San Salvatore a Pavia, trae spunto il Palio che si svolge a Garlasco e che è denominato Paliottone proprio in onore dell’imperatore sassone.
Il Paliottone è stato ideato alla fine degli anni novanta da Don Davide Colombo con la collaborazione delle associazioni e delle scuole locali. Attualmente è organizzato dall’Associazione Medioevale Garlaschese, istituita con il preciso scopo di mantenere vivo l’interesse per tale manifestazione e di diffonderne la conoscenza nei dintorni. Il Paliottone si svolge in due momenti ben distinti: il primo è fissato nella giornata del secondo sabato di maggio e il secondo, quello culminante, si svolge la seconda domenica di settembre. A maggio i ragazzi appartenenti alle contrade in cui è suddiviso il territorio di Garlasco si sfidano in pittoreschi giochi. I punteggi accumulati serviranno per l’assegnazione vera e propria del trofeo, che sarà aggiudicato a settembre, al termine di appassionanti gare di tiro con l’arco e di sfide tra armigeri, rigorosamente in armatura medioevale. Gli spettacolari giochi sono preceduti da una suggestiva sfilata in costume per le vie di Garlasco, aperta dall’Imperatore e dalla consorte, alla quale fanno da cornice sbandieratori  e musici. La ricostruzione storica trova il suo momento più caratteristico nell’accampamento ricostruito nei giardini centrali del paese, dove è possibile degustare vini speziati e prodotti tipicamente medioevali. L’accampamento è popolato da soldati, armigeri, religiosi, contadini, mangiafuoco e simpatici giullari. Al termine delle sfide di settembre, alla contrada che ha accumulato più punti è assegnato dall’Imperatore il Palio, consistente in una moneta raffigurante Ottone II.
Le contrade che si contendono l’ambito trofeo sono quattro (Castevec, Calcinera, Prodachì e Prodalà) e sono contraddistinte dai nomi appartenuti agli antichi rioni di Garlasco e dagli stemmi raffiguranti i simboli dei rioni stessi. In occasione della manifestazione di settembre, le vie della città sono addobbate con coccarde che riprendono i colori dei singoli stemmi.



Valle Lomellina – Il Palio di Barlafüs
Il Palio di Barlafüs è una festa molto recente. Ideato nel 2001, è subito entrato nel cuore dei vallesi al punto da diventare la manifestazione pubblica più appassionante e coinvolgente del paese. La manifestazione si svolge durante la prima domenica di settembre, in concomitanza al fine settimana della tradizionale sagra del riso, e consiste in una corsa a staffetta per le vie del centro storico effettuata spingendo un’antica carriola carica di oggetti che danno il nome al palio: i barlafüs.
Si tratta di cose domestiche, per lo più utensili e pentolame di metallo, insomma tanti oggetti che non mancano mai nelle case di ognuno. Il palio è corso dai concorrenti dei quatto rioni in cui è diviso il paese: al riò dal Cavalò, al riò dal Crusò, al riò dal Guà e al riò dal Magar. Il Cavalò (colore sociale verde) coincide con la zona ovest del paese e l’origine del nome è da collegare a un corso d’acqua che scorreva nelle campagne circostanti, il cavo d’Allone. Il Crusò (colore sociale giallo) occupa la parte centrale di Valle e con una parte della circonvallazione che conduce a Sartirana.
Il suo nome è da collegare con la croce che nel secolo scorso posero alcuni missionari nell’intersezione tra via sartirana e via Cappelletta. In direzione Cozzo e Zeme si estende il Guà (colore sociale blu), che prende il nome dal guado nella roggia presente in piazza Santa Margherita. Il Magar, in ultimo, (colore sociale rosso) ha come spina dorsale la via Stazione e il suo nome deriva dall’appellativo scherzoso di “magri” attribuito agli abitanti che erano coltivatori di orti: come si sa, la verdura non fa ingrassare!
Durante il fine settimana di palio, Valle si veste a festa e nascono interessanti angoli tipici che presentano addobbi, mostre e ricostruzioni storiche riferite alla prima metà del novecento. Durante la messa domenicale viene benedetto il palio e la sfilata storica del pomeriggio precede la competizione con le carriole che assegna il trofeo. Il palio consiste in un curioso e originale assemblaggio di barlafüs, ideato da un artista del paese qualche decennio fa e ora donato dai famigliari al Comune di Valle.

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