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Palazzo Pollone
E’ il più antico palazzo di Sannazzaro e può essere considerato l'esempio più significativo e pregevole di architettura civile in paese.
La costruzione risale al 1755-
A metà cortile le due ali del porticato sono collegate con il loggiato da un portico a vento. Le modanature in stucco sono caratterizzate dalle linee eleganti e nervose dell’architettura settecentesca, mentre le pitture murali del salone d'onore, dovute al pittore piemontese Vittorio Cavalleri, rimandano ad un morbido e sensibile naturalismo. Negli scorsi anni l'Amministrazione Comunale ha acquisito il prestigioso immobile per salvaguardarlo dall'ormai incombente degrado e recuperarlo a nuova vita, come sede del Comune.
Palazzo Malaspina
"O Sannazzaro, fortunato albergo
Di beltà, di valor, di cortesia,
Rozzo qual son di rozze note, io vergo
Tuo che sia sacre piante, ma non vo che sia
Senza memoria il mio soggiorno in queste Spiagge , ove tutto spira aura celeste"
Questi raffinati versi neoclassici sono tratti dall'opera di G. Paolo Maggi intitolata significativamente "Sannazzaro" scritta nel 1794. II poemetto, dedicato al marchese Luigi Malaspina feudatario di Sannazzaro, si apre con la descrizione della dimora di Sannazzaro del marchese dove convenivano poeti, letterati, scrittori ed intellettuali del mondo culturale lombardo del tempo.
Come afferma Don Gazzaniga, sacerdote e scrittore della storia di Sannazzaro: "II marchese Luigi Malaspina risiedeva normalmente a Pavia, ma all'inizio dell'autunno si recava a Sannazzaro a villeggiare ... qui dava convegno a personaggi celebri....Arricchì questa deliziosa villa di un elegante giardino inglese che adornò con una cascata d'acqua, un tempietto in stile antico, laghetto e castello, nonché di un bel cenotafio eretto alla memoria del famoso poeta Azio Sincero, ossia Sannazzaro". Vi allestì anche un teatro privato, in cui "tragiche e comiche rappresentazioni e liete danze e concerti musicali occupavano deliziosamente le lunghe sere del tardo autunno".
Il Palazzo Malaspina è identificato nel cosiddetto "castello". Una residenza castrense è ricordata già in fonti molto antiche, sita a strapiombo sulla costa, in posizione difensiva. Questa struttura fortificata è presente in mappe del '700, specialmente quelle catastali del catasto torinese (1759-
L'impianto architettonico vede il palazzo costruito in successione dall'androne chiuso da un portone esterno in legno e da un cancello interno in ferro battuto, protetto da un portico con soffitto a cassettoni in legno, da un ampio cortile in parte occupato da un giardino in conformità a quello che è lo schema della villa di campagna.
II corpo principale del fabbricato si trova di fronte all'ingresso e ciò determina una continuità di visuale che partendo dalla strada crea effetti prospettici sul giardino e sulla parte padronale. Ad occidente si estende un fabbricato più basso in cui un'apertura ad arco a tutto sesto dà su un piccolo androne chiuso posteriormente con una porta che immette in un terrazzino con doppia scala.
II suo stato conservativo visto esternamente è relativamente buono anche perché la copertura è stata fatta recentemente. Nel lato Sud -
La parte rivolta a Sud -
La parte patronale presenta nel lato verso il cortile un apparato decorativo costituito da cornici delle finestre in stucco che sono peraltro poco visibili perché ricoperte da una fitta vegetazione di rampicanti. Da questo lato si aprono due porte in legno a pannelli finemente decorate.
L'apparato decorativo della parte patronale rivolta a Sud -
E' visibile nel lato Sud -
Il palazzo ha probabilmente subito progressive trasformazioni innovative interne ed esterne. Si suppone che il primo insediamento sia anteriore al 1500. Ma non sappiamo come questo fosse e quando subì le prime trasformazioni. Molto probabilmente deriva da un antico fortilizio che dominava la valle del Po e fu poi adattato e trasformato in palazzo. G. Gazzaniga afferma che intorno agli anni 1580 Giulio Cesare Malaspina fece costruire un magnifico maniero per sua abitazione.
La costruzione è priva di ogni accentuazione stilistica magniloquente ma perciò appunto più severa nella sequenza delle finestre e delle porte affacciate a quello che doveva essere un grande giardino ed un grande parco. Osservando questa costruzione torna alla mente quanto Luigi Malaspina afferma nel suo trattato, edito per la prima volta nel 1791: "Leggi del bello applicate alla pittura ed all'architettura":
"Le forme degli edifici devono seguire non solo le leggi generali del Bello visibile e quelle proprie dell'arte medesima, ma quelle ancora che particolari sono al soggetto che vuolsi trattare; onde tutto l'artificio dovrà consistere nel combinare questa triplice legge nel miglior modo, non perdendo però mai di mira in tale operazione che il Bello nell'Architettura deve prender norma dall'utile, siccome base primaria dell'arte, e perciò le forme delle fabbriche devono principalmente venir desunte dall'uso e destinazione loro".
Il Palazzo, recentemente acquistato da privati, ospita affreschi del pittore sannazzarese Paolo Maggi.
Palazzo Allevi
Tra le dimore signorili, Palazzo Allevi, che si trova sulla "costa", è una delle più belle. In esso l'ignoto architetto non ha collocato l'ingresso in asse con la facciata ma, con soluzione originale, su un'ala del porticato che si affaccia arioso ed imponente sulla valle del Po.
La decorazione ad affresco riprende motivi fitomorfi, figure allegoriche, riquadri con amorini e si dispiega più fastosa nel cosiddetto "salone ovale", a pianta ellittica con cornici in stucco, fasce in finto marmo e specchi.
Palazzo Cardoli
Palazzo a pianta quadrata, con ampio cortile interno. La struttura è settecentesca: l'ala ovest, edificata ove sorgeva l'antico palazzo Maggi, ospita il salone di rappresentanza, con soffitto a volta e stucchi. Le volte delle sale dell'ala nord, che si affaccia su via Garibaldi, conservano importanti decorazioni del pittore Paolo Maggi, imparentato con la famiglia Cardoli, che vi dispiegò il suo raffinato repertorio di motivi vegetali e di architetture di fantasia.
Il soffitto di maggior rilievo è quello delle "Quattro stagioni", accuratamente spartito con una volta a lacunari e rosette e quattro riquadri rappresentanti le quattro stagioni.
Palazzo Cordera
Anticamente appartenuto alla famiglia milanese dei Bigli, il palazzo strutturato a forma di U si colloca nel centro del paese.
La facciata conserva belle forme neoclassiche con frontone centrale, portale con arco a tutto sesto e balcone al piano nobile. Gli interni riprendono lo stile ottocentesco; la quadratura baroccheggiante nello scalone d’onore è opera di Paolo Maggi.
Palazzo di Piazza Palestro
Interessante esempio di architettura razionalista è il Palazzo dell’ex Comune, sostenuto da snelli pilastri e dalle linee pure ed essenziali, nate dal proposito dell'architettura moderna di far coincidere i problemi formali con quelli di carattere tecnico e pratico e far derivare da questi i valori estetici dell'edificio. Nel Palazzo, progettato in origine a un solo piano, viene impiegato il mattone a vista alternato a specchiature di marmo nei pilastri. Notevoli i bassorilievi della torre affiancata, ancorché ispirati ad uno stile magniloquente che sfrutta i soggetti della retorica fascista (fasci, soldati, aquile). Dopo il trasferimento degli uffici comunali al Palazzo Pollone, l'ex Palazzo del Comune è stato destinato ad ospitare un poliambulatorio dell'A.S.L. e gli ambulatori dei medici di base di Sannazzaro.
Palazzo Fugazza
Palazzo Fugazza è stato costruito agli inizi del '900 per essere adibito ad albergo. Successivamente venne acquistato dal signor Fugazza che ne ha fatto la sua abitazione.
Conserva stucchi, ferri battuti, cementi figurati d'epoca. La bella architettura è impreziosita da inferriate liberty, seppure in uno stile più rigoroso che non si sviluppa secondo schemi curvilinei, ma tende ad una maggiore geometrizzazione e secchezza. Attualmente il Palazzo ospita nei suoi locali la Biblioteca Civica, la Croce d'Oro, e altre sale di uso pubblico.

Palazzo Mongini
Dopo la distruzione dell'edificio, risulta preziosa la descrizione dello stesso contenuta in un articolo di Mainoli sulla "Voce della Lomellina", da cui si desume che il palazzo apparteneva in origine ai nobili Porro.
Doveva trattarsi di un imponente corpo di fabbrica con loggiato. Mainoli parla di camini, di stemmi affrescati. Parte dell'arredo certamente importante è ora di proprietà del Comune. Nella foto (anni '30) si nota l'incorniciatura delle finestre simili a Palazzo Pollone e il profilo smussato del bel portone d'ingresso.
Palazzo Pollini
Fu progettato alla fine del '700 dal suo primo proprietario, l'ingegner Alessandro Pollini, che disegnò una pianta singolarissima, caratterizzata dall'assenza di corridoi di disimpegno, con le stanze che si susseguono l'una all'altra.
Numerosi elementi strutturali e decorativi sono dell'epoca, cioè in stile Luigi XVI come le porte e i camini, mentre la decorazione ad affresco fu eseguita nell'800 dal pittore Paolo Maggi.

Palazzo Traversi
Doveva apparire in modo davvero sontuoso quel palazzo dell'Asilo Infantile, situato sulla costa all'estremità ovest del paese, in una splendida posizione che domina il paesaggio della valle del Po quando fu inaugurato nel lontano 1860. "Tutto vi è ben ordinato, tutto è di eccezionale eleganza. Frontespizio ricco di decorazioni e statue allusive, ampiezza di locali ben distribuiti, ben rischiarati, ben arieggiati ed olezzanti per pulitezza".
Ciò si legge nella "Storia di Sannazzaro" del prevosto Gazzaniga. La storia di questo antico edificio sannazzarese, eretto accanto al settecentesco Palazzo Antona -
Il ricchissimo avvocato Giovanni Traversi lasciò alla sua morte, avvenuta a Milano nel 1854, la seguente disposizione testamentaria: "Lego 15.000 £ agli Asili di Sannazzaro, quando siano regolarmente fondati, senza decorrenza d'interessi". Ma allora in paese non esisteva alcuna istituzione di tal genere e il lascito sarebbe stato nullo se al nipote avv. Giovanni Antona, erede unico (anche del cognome), non fosse venuta la generosa idea di realizzare un Asilo Infantile, aggiungendo di suo altre 25.000 £ per iniziarne la costruzione.
Si doveva però costituire un capitale di almeno 70.000 lire e, per raggiungere tale somma, si pensò ad una sottoscrizione di azionisti (100 £ ad azione, per un totale di 26.000 £) e ad uno stanziamento, da parte del Comune, di 4.000 £. Subito l'avv. Antona -
Per la vendita delle azioni fu istituita una Commissione che (cosa alquanto inspiegabile) "non riuscì a conseguire neppure una azione". E il progetto andò in fumo.
Ma due avvenimenti furono in quell'anno decisivi per porre fine ad ogni incertezza: "Un bambino corse il rischio di annegare in una roggia e un altro venne morsicato per la strada da un mulo che gli strappò un orecchio". Bisognava assolutamente costruire l'Asilo!
Con l'appoggio dei capi -
Per realizzare l'opera secondo i canoni della migliore tradizione pedagogica di quei tempi, intraprese un viaggio in Francia, Olanda, Belgio e Germania, dove visitò gli Asili più prestigiosi, annotandone i pregi e le impressioni che gli servirono per abbozzare di suo pugno un progetto ispirato a quei modelli.
L'ing. Pisani di Milano fu incaricato del definitivo disegno che fu poi sottoposto all'esame di architetti e pedagogisti competenti per l'approvazione definitiva. Così , il 3 settembre 1855, "nel recinto della grandiosa villa, propria della famiglia Antona -
Alla sua apertura (10 gennaio 1860) l'Asilo ospitava gratuitamente circa 250 bambini e, come modello di rilevante valore educativo, fu più volte "meritatamente premiato con medaglie". Direttrice ed insegnanti laiche esercitavano con grande professionalità applicando il metodo del pedagogista tedesco Froebel, sotto l'assidua e vigile protezione della "Famiglia fondatrice che nulla risparmiò per innalzare l'istituzione a fama non comune" conservandola comunque indipendente da qualsiasi ingerenza politica.
Alla morte del fondatore e in seguito di donna Claudia Antona -
Palazzo di via Marconi -
8 marzo 1891 -
Le scuole elementari erano comunali e, già in quell'anno, a Sannazzaro c'erano 7 maestri occupati in classi dalla prima alla quinta. Le prime classi erano numerosissime (75 la maschile -
A quei tempi, comunque, il Comune forniva gratuitamente maestri, locali e libri, per una spesa complessiva di 8.000 £ annue circa. Gli alunni frequentavano la scuola nei locali del palazzo municipale (ora palazzo Mocchi, in Via Veneto) sede anche della Pretura, mentre la 5a classe era distaccata nel coro della Chiesa di San Bernardino. Dunque si imponeva agli amministratori comunali l'inderogabile urgenza di costruire un edificio idoneo a tali circostanze.
" Già vent'anni prima il comune aveva acquistato dall'Ing. Cardoli la vecchia casa Vanosi (ubicata in angolo Via Veneto -
Nel 1873, allo stesso scopo, era stato offerto al Comune, il magnifico Palazzo Malaspina (poi Incisa) al prezzo di 25.000 £, ma l'acquisto non si fece. L'anno seguente si pensò di comprare l'area e annesso fabbricato del Civico Ospedale di Pavia (chiamato dai Sannazzaresi "Lasarat"), a fianco dell'allea pubblica (ora viale Italia), sul ciglione della costa (dove attualmente c'è il condominio "Panorama"), "in posizione sana, ridente, maestosa". Ma anche questa idea venne abbandonata per far posto ad una nuova opportunità offerta nel 1890 dall'Avv. Pollone che mise in vendita un terreno di circa 7 pertiche, in località stazione, a 700 £ la pertica, a favore dell'Ospedale di Pavia.
L'ispettore scolastico e un ingegnere del Consiglio Sanitario Provinciale, esaminate le diverse località proposte, indicarono come migliore proprio quella prossima alla stazione perché conciliava ragioni di igiene, di economia e di attitudine".
Nel 1891 fu bandito il concorso per il progetto sull'erigendo edificio scolastico, fissando un premio di 300 £ al vincitore, oltre al diritto di assistenza nell'esecuzione dei lavori. Furono presentati ben 11 progetti, esposti al pubblico per 15 giorni nel salone dell'Ospedale di Pavia gentilmente concesso. Ci fu grande concorso di pubblico che espresse pareri cui l'Amministrazione Comunale si ispirò per la scelta definitiva.
Fra gli 11 progetti venne scelto quello dell'ing. Pietro Magnani di Pieve Albignola, perché ritenuto il più conforme alle norme suggerite dal Ministro della Pubblica Istruzione. Oltre la spesa preventivata in 44.000 £ si doveva calcolare a parte quella per la palestra, che ammontava a 2.000 £. Per finanziare un'opera di tale entità l'Amministrazione Comunale accese un prestito di 50.000 £, al tasso di interesse del 5% presso la Banca Popolare di Pavia.
Alla sfilata dei carri allegorici del Carnevale 1893, un enorme calamaio in cartapesta simboleggiava l'imminente erezione dell'edificio scolastico e il 9 aprile di quell'anno, il Sindaco Avv. Enrico Pollini diede inizio ai lavori appaltati dall'impresa del Sig. Degiorgi. Al Sig. Pusineri Giuseppe venne invece assegnata la costruzione della cancellata per 54 centesimi al Kg.
Nell'Ottobre del 1894, con l'inizio del nuovo anno scolastico, l'edificio era ultimato e apparve ai Sannazzaresi in tutta la sua imponente estetica: un bel palazzo a due piani, in forma lineare, con una semplice ma armonica facciata. Il corpo centrale, con portale e arco a tutto sesto sormontato da un balcone, presenta una serie di finestre ad arco al pianterreno, di taglio rettangolare, al primo piano.
Nei due corpi laterali altre 24 finestre, pure ad arco a tutto sesto, danno luce alle aule tutte esposte a mezzogiorno. Una cornice centrale ininterrotta funge da fascia marcapiano, secondo un coerente e unitario disegno architettonico. All'interno, dieci aule con soffitti a padiglione s'affacciano su ampi
e luminosi corridoi interrotti al centro da due scalinate che, come prescriveva la legge, separavano rigorosamente " i due sessi per evitare qualsiasi promiscuità ".
Con le varie migliorie apportate ed ispirate a nuove concezioni circa la formazione di classi miste (anni '60) fu costruita una sola scalinata a due rampe, illuminata da un grande lucernario di indubbia efficienza. Il bel giardino antistante, ma soprattutto l'ampio cortile interno ombreggiato da giganteschi tigli considerati ormai alberi monumentali, suscitano meraviglia e lusinghieri elogi da parte delle autorità scolastiche che in città e in provincia non trovano esempi di edifici ubicati in mezzo a tanta dovizia di verde.
Sì, il palazzo delle Scuole Elementari di Via Marconi è davvero bello, vanto della nostra comunità e mitico simbolo della nostra gioventù e dei nostri ricordi di scuola.
Dall'anno scolastico 2002 / 2003, il Palazzo di Via Marconi non ospita più le prime e le seconde classi della Scuola Elementare, come negli anni precedenti. Dal 2008, il Palazzo di Via Marconi diventa sede del Centro Polifunzionale "Enrico Mattei" ed ospita master universitari oltre alle sedi di alcune Associazioni di volontariato e ad uno spazio di aggregazione giovanile.