Palazzi - Sannazzaro de' Burgondi

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Palazzi

Sannazzaro

Palazzo Pollone
E’ il più antico palazzo di Sannazzaro e può essere considerato l'esempio più significativo e pregevole di architettura civile in paese.
La costruzione risale al 1755-1758 e si ispira alle forme del Barocchetto piemontese. La facciata a due ordini, scompartita da lesene, è animata dalle cornici in stucco delle finestre; il portone centrale, intagliato, con la lunetta in ferro battuto,  è sormontato da un piccolo balconcino con ringhiera.La pianta è a " U " aperta sul giardino retrostante.

A metà cortile le due ali del porticato sono collegate con il loggiato da un portico a vento. Le modanature in stucco sono caratterizzate  dalle linee eleganti e nervose dell’architettura settecentesca, mentre le pitture murali del salone d'onore, dovute al pittore piemontese Vittorio Cavalleri, rimandano ad un morbido e sensibile naturalismo. Negli scorsi anni l'Amministrazione Comunale ha acquisito il prestigioso immobile per salvaguardarlo dall'ormai incombente degrado e recuperarlo a nuova vita, come sede del Comune.

Palazzo Malaspina

"O Sannazzaro, fortunato albergo
Di beltà, di valor, di cortesia,
Rozzo qual son di rozze note, io vergo
Tuo che sia sacre piante, ma non vo che sia
Senza memoria il mio soggiorno in queste Spiagge , ove tutto spira aura celeste"

Questi raffinati versi neoclassici sono tratti dall'opera di G. Paolo Maggi intitolata significativamente "Sannazzaro" scritta nel 1794. II poemetto, dedicato al marchese Luigi Malaspina feudatario di Sannazzaro, si apre con la descrizione della dimora  di Sannazzaro del marchese dove convenivano poeti, letterati, scrittori ed intellettuali del mondo culturale lombardo del tempo.
Come afferma Don Gazzaniga, sacerdote e scrittore della storia di Sannazzaro: "II marchese Luigi Malaspina risiedeva normalmente a Pavia, ma all'inizio dell'autunno si recava a Sannazzaro a villeggiare ... qui dava convegno a personaggi celebri....Arricchì  questa deliziosa villa di un elegante giardino inglese che adornò con una cascata d'acqua, un tempietto in stile antico, laghetto e castello, nonché di un bel cenotafio eretto alla memoria del famoso poeta Azio Sincero, ossia Sannazzaro". Vi allestì  anche un teatro privato, in cui "tragiche e comiche rappresentazioni e liete danze e concerti musicali occupavano deliziosamente le lunghe sere del tardo autunno".
Il Palazzo Malaspina è identificato nel cosiddetto "castello". Una residenza castrense è ricordata già in fonti molto antiche, sita a strapiombo sulla costa, in posizione difensiva. Questa struttura fortificata è presente in mappe del '700,  specialmente quelle catastali del catasto torinese (1759-60). Presumibilmente negli ultimi decenni del XVIII sec., ad opera del Marchese Luigi, il castello mostra un rifacimento che gli ha dato l'aspetto attuale.
L'impianto architettonico vede il palazzo costruito in successione dall'androne chiuso da un portone esterno in legno e da un cancello interno in ferro battuto, protetto da un portico con soffitto a cassettoni in legno, da un ampio cortile in parte occupato  da un giardino in conformità a quello che è lo schema della villa di campagna.
II corpo principale del fabbricato si trova di fronte all'ingresso e ciò determina una continuità di visuale che partendo dalla strada crea effetti prospettici sul giardino e sulla parte padronale. Ad occidente si estende un fabbricato più basso  in cui un'apertura ad arco a tutto sesto dà su un piccolo androne chiuso posteriormente con una porta che immette in un terrazzino con doppia scala.


II suo stato conservativo visto esternamente è relativamente buono anche perché la copertura è stata fatta recentemente. Nel lato Sud - Est un muretto in mattoni ricoperto da lastre di beola e sormontato da due statue delimita la parte inferiore  del palazzo ed una scala anch'essa realizzata in beola permette l'accesso alla parte posteriore dove si apre ad Est un ampio portone ed una piccola porta che immette nei locali di servizio.
La parte rivolta a Sud - Est si apre su quello che doveva essere il giardino all'inglese, di cui rimane solo una palma ed alcuni rampicanti, perché la vegetazione spontanea ha preso il sopravvento. Le macerie scaricate che invadono il declivio hanno  praticamente reso irriconoscibili le tracce del primitivo giardino; scomparsa è la cascata e avvolto dalla vegetazione spontanea e infestante il tempietto. Non rimane traccia del cenotafio al poeta Jacopo Sannazzaro.
La parte patronale presenta nel lato verso il cortile un apparato decorativo costituito da cornici delle finestre in stucco che sono peraltro poco visibili perché ricoperte da una fitta vegetazione di rampicanti. Da questo lato si aprono due porte  in legno a pannelli finemente decorate.
L'apparato decorativo della parte patronale rivolta a Sud - Est è più ricco, ed è costituito dall'ornato stucco dei cappelli delle finestre del secondo piano, dalle ghirlande floreali che ornano il riquadro sotto le finestre che oggi purtroppo  sono alquanto ammalorati e corrosi dall'umidità quando non addirittura crollati.
E' visibile nel lato Sud - Ovest anche un ampio terrazzo guarnito da una balconata in pietra all'altezza del secondo piano e rivolta verso la valle del Po. Si può inoltre notare che nel lato rivolto a Sud le finestre sono disposte regolarmente, mentre  nel lato Est sono di ampiezza e disposizione irregolare quasi a dimostrare i rimaneggiamenti subiti dal palazzo.
Il palazzo ha probabilmente subito progressive trasformazioni innovative interne ed esterne. Si suppone che il primo insediamento sia anteriore al 1500. Ma non sappiamo come questo fosse e quando subì le prime trasformazioni. Molto probabilmente deriva  da un antico fortilizio che dominava la valle del Po e fu poi adattato e trasformato in palazzo. G. Gazzaniga afferma che intorno agli anni 1580 Giulio Cesare Malaspina fece costruire un magnifico maniero per sua abitazione.
La costruzione è priva di ogni accentuazione stilistica magniloquente ma perciò appunto più severa nella sequenza delle finestre e delle porte affacciate a quello che doveva essere un grande giardino ed un grande parco. Osservando questa costruzione  torna alla mente quanto Luigi Malaspina afferma nel suo trattato, edito per la prima volta nel 1791: "Leggi del bello applicate alla pittura ed all'architettura":
"Le forme degli edifici devono seguire non solo le leggi generali del Bello visibile e quelle proprie dell'arte medesima, ma quelle ancora che particolari sono al soggetto che vuolsi trattare; onde tutto l'artificio dovrà consistere nel combinare questa  triplice legge nel miglior modo, non perdendo però mai di mira in tale operazione che il Bello nell'Architettura deve prender norma dall'utile, siccome base primaria dell'arte, e perciò le forme delle fabbriche devono principalmente venir desunte  dall'uso e destinazione loro".
Il Palazzo, recentemente acquistato da privati, ospita affreschi del pittore sannazzarese Paolo Maggi.


Palazzo Allevi
Tra le dimore signorili, Palazzo Allevi, che si trova sulla "costa", è una delle più belle. In esso l'ignoto architetto non ha collocato l'ingresso in asse con la facciata ma, con soluzione originale, su un'ala del porticato che si affaccia  arioso ed imponente sulla valle del Po.
La decorazione ad affresco riprende motivi fitomorfi, figure allegoriche, riquadri con amorini e si dispiega più fastosa nel cosiddetto "salone ovale", a pianta ellittica con cornici in stucco, fasce in finto marmo e specchi.


Palazzo Cardoli
Palazzo a pianta quadrata, con ampio cortile interno. La struttura è settecentesca: l'ala ovest, edificata ove sorgeva l'antico palazzo Maggi, ospita il salone di rappresentanza, con soffitto a volta e stucchi. Le volte delle sale dell'ala nord,  che si affaccia su via Garibaldi, conservano importanti decorazioni del pittore Paolo Maggi, imparentato con la famiglia Cardoli, che vi dispiegò il suo raffinato repertorio di motivi vegetali e di architetture di fantasia.
Il soffitto di maggior rilievo è quello delle "Quattro stagioni", accuratamente spartito con una volta a lacunari e rosette e quattro riquadri rappresentanti le quattro stagioni.




Palazzo Cordera

Anticamente appartenuto alla famiglia milanese dei Bigli, il palazzo strutturato a forma di U si colloca nel centro del paese.
La facciata conserva belle forme neoclassiche con frontone centrale, portale con arco a tutto sesto e balcone al piano nobile. Gli interni riprendono lo stile ottocentesco; la quadratura baroccheggiante nello scalone d’onore è opera di Paolo  Maggi.



Palazzo di Piazza Palestro

Interessante esempio di architettura razionalista è il Palazzo dell’ex Comune, sostenuto da snelli pilastri e dalle linee pure ed essenziali, nate dal proposito dell'architettura  moderna di far coincidere i problemi formali con quelli di carattere tecnico e pratico e far derivare da questi i valori estetici dell'edificio. Nel Palazzo, progettato in origine a un solo piano, viene impiegato il mattone a vista alternato a specchiature  di marmo nei pilastri. Notevoli i bassorilievi della torre affiancata, ancorché ispirati ad uno stile magniloquente che sfrutta i soggetti della retorica fascista (fasci, soldati, aquile). Dopo il trasferimento degli uffici comunali al Palazzo Pollone,  l'ex Palazzo del Comune è stato destinato ad ospitare un poliambulatorio dell'A.S.L. e gli ambulatori dei medici di base di Sannazzaro.

Palazzo Fugazza

Palazzo Fugazza è stato costruito agli inizi del '900 per essere adibito ad albergo. Successivamente venne acquistato dal signor Fugazza che ne ha fatto la sua abitazione.
Conserva stucchi, ferri battuti, cementi figurati d'epoca. La bella architettura è impreziosita da inferriate liberty, seppure in uno stile più rigoroso che non si sviluppa secondo schemi curvilinei, ma tende ad una maggiore geometrizzazione e secchezza.  Attualmente il Palazzo ospita nei suoi locali la Biblioteca Civica, la Croce d'Oro, e altre sale di uso pubblico.




Palazzo Mongini

Dopo la distruzione dell'edificio, risulta preziosa la descrizione dello stesso contenuta in un articolo di Mainoli sulla "Voce della Lomellina", da cui si desume che il palazzo  apparteneva in origine ai nobili Porro.
Doveva trattarsi di un imponente corpo di fabbrica con loggiato. Mainoli parla di camini, di stemmi affrescati. Parte dell'arredo certamente importante è ora di proprietà del Comune. Nella foto (anni '30) si nota l'incorniciatura delle finestre  simili a Palazzo Pollone e il profilo smussato del bel portone d'ingresso.



Palazzo Pollini

Fu progettato alla fine del '700 dal suo primo proprietario, l'ingegner Alessandro Pollini, che disegnò una pianta singolarissima, caratterizzata dall'assenza di corridoi di  disimpegno, con le stanze che si susseguono l'una all'altra.
Numerosi elementi strutturali e decorativi sono dell'epoca, cioè in stile Luigi XVI come le porte e i camini, mentre la decorazione ad affresco fu eseguita nell'800 dal pittore Paolo Maggi.



Palazzo Traversi

Doveva apparire in modo davvero sontuoso quel palazzo dell'Asilo Infantile, situato sulla costa all'estremità ovest del paese, in una splendida posizione che domina il paesaggio  della valle del Po quando fu inaugurato nel lontano 1860. "Tutto vi è ben ordinato, tutto è di eccezionale eleganza. Frontespizio ricco di decorazioni e statue allusive, ampiezza di locali ben distribuiti, ben rischiarati, ben arieggiati ed olezzanti  per pulitezza".
Ciò si legge nella "Storia di Sannazzaro" del prevosto Gazzaniga. La storia di questo antico edificio sannazzarese, eretto accanto al settecentesco Palazzo Antona -Traversi, ora Allevi, è degna di nota sia per le finalità filantropiche cui fu  destinato il palazzo, sia come testimonianza di un'istituzione di grande prestigio pedagogico che, a quei tempi, fu raro esempio nella nostra Lomellina.
Il ricchissimo avvocato Giovanni Traversi lasciò alla sua morte, avvenuta a Milano nel 1854, la seguente disposizione testamentaria: "Lego 15.000 £ agli Asili di Sannazzaro, quando siano regolarmente fondati, senza decorrenza d'interessi". Ma allora  in paese non esisteva alcuna istituzione di tal genere e il lascito sarebbe stato nullo se al nipote avv. Giovanni Antona, erede unico (anche del cognome), non fosse venuta la generosa idea di realizzare un Asilo Infantile, aggiungendo di suo altre 25.000  £ per iniziarne la costruzione.
Si doveva però costituire un capitale di almeno 70.000 lire e, per raggiungere tale somma, si pensò ad una sottoscrizione di azionisti (100 £ ad azione, per un totale di 26.000 £) e ad uno stanziamento, da parte del Comune, di 4.000 £.  Subito l'avv. Antona -Traversi presentava il suo progetto al Consiglio Comunale che, esprimendo il suo più vivo consenso al benefattore, approvava l'erezione con la clausola che Presidente dell'Asilo fosse lo stesso fondatore e che per l'istruzione  dei bambini "fossero preferite persone laiche".
Per la vendita delle azioni fu istituita una Commissione che (cosa alquanto inspiegabile) "non riuscì a conseguire neppure una azione". E il progetto andò in fumo.
Ma due avvenimenti furono in quell'anno decisivi per porre fine ad ogni incertezza: "Un bambino corse il rischio di annegare in una roggia e un altro venne morsicato per la strada da un mulo che gli strappò un orecchio". Bisognava assolutamente costruire  l'Asilo!
Con l'appoggio dei capi - famiglia si presentò a Milano, presso l'avv. Antona -Traversi il prevosto don Giuseppe Minchiotti, supplicando l'immediata attuazione di quella iniziale idea. L'avvocato non ebbe più indugi e formulò l'impegno di costruire  il palazzo per l'Asilo Infantile "a tutte ed esclusive sue spese".
Per realizzare l'opera secondo i canoni della migliore tradizione pedagogica di quei tempi, intraprese un viaggio in Francia, Olanda, Belgio e Germania, dove visitò gli Asili più prestigiosi, annotandone i pregi e le impressioni che gli servirono  per abbozzare di suo pugno un progetto ispirato a quei modelli.

L'ing. Pisani di Milano fu incaricato del definitivo disegno che fu poi sottoposto all'esame di architetti e pedagogisti competenti per l'approvazione definitiva. Così , il 3 settembre 1855, "nel recinto della grandiosa villa, propria della famiglia  Antona - Traversi" fu posta la prima pietra dell'edificio "dono di nozze che l'avvocato offriva alla sua sposa Claudia dei conti Grismondi da Bergamo, che l'accettava come il più prezioso gioiello".
Alla sua apertura (10 gennaio 1860) l'Asilo ospitava gratuitamente circa 250 bambini e, come modello di rilevante valore educativo, fu più volte "meritatamente premiato con medaglie". Direttrice ed insegnanti laiche esercitavano con grande professionalità  applicando il metodo del pedagogista tedesco Froebel, sotto l'assidua e vigile protezione della "Famiglia fondatrice che nulla risparmiò per innalzare l'istituzione a fama non comune" conservandola comunque indipendente da qualsiasi ingerenza politica.
Alla morte del fondatore e in seguito di donna Claudia Antona - Traversi l'Asilo passò ai figli i quali lo donarono in enfiteusi al Comune di Sannazzaro che lo gestì, come Ente Morale, fino ai nostri anni `80, pagando agli eredi Traversi - Tittoni  di Desio un canone simbolico di 2 £. L'edificio ebbe negli anni diverse ristrutturazioni e venne pure ampliato nell'ala destra, verso il cortile interno, per offrire agli alunni della Scuola Materna Statale un refettorio adatto alle nuove esigenze  igieniche. L'imponente salone al pianterreno fu spesso testimone di splendide feste da ballo e di serate allietate dalla presenza dell'illustre commediografo Giannino Antona - Traversi, figlio di donna Claudia, che ai Sannazzaresi faceva ascoltare, in  prima assoluta, la lettura delle sue opere teatrali. E queste manifestazioni erano tutte a favore dell'Asilo. Nello splendido cortile, che in passato ospitò numerose compagnie di opere liriche e di teatro e nel dopo - guerra il cinema all'aperto. Per  il dono di questo pregevole palazzo, nei confronti della famiglia Antona - Traversi, Sannazzaro ha un debito di perenne riconoscenza.

Palazzo di via Marconi - Centro Polifunzionale "Enrico Mattei"
8 marzo 1891 - "Abbiamo visitato una delle scuole elementari maschili e siamo rimasti veramente impressionati dello spettacolo sconfortante. Figurarsi: 55 alunni in un locale incapace al punto che gli scolari sono pigiati come le acciughe, 8 per  banco...." Da queste colonne dell' "Eco della Lomellina" si intuisce l'assoluta necessità di un nuovo edificio scolastico.
Le scuole elementari erano comunali e, già in quell'anno, a Sannazzaro c'erano 7 maestri occupati in classi dalla prima alla quinta. Le prime classi erano numerosissime (75 la maschile - 53 la femminile) ma il numero degli alunni si assottigliava notevolmente  nelle classi successive, tanto che in quinta c'erano solo 15 maschi. Da questi dati si evince chiaramente che molti scolari abbandonavano la scuola dopo il secondo o il terzo anno, sia per le frequenti bocciature, sia per l'esigenza, soprattutto per le  bambine, di accudire i fratelli minori durante la stagione dei lavori in campagna, cui erano occupati entrambi i genitori.
A quei tempi, comunque, il Comune forniva gratuitamente maestri, locali e libri, per una spesa complessiva di 8.000 £ annue circa. Gli alunni frequentavano la scuola nei locali del palazzo municipale (ora palazzo Mocchi, in Via Veneto) sede anche della  Pretura, mentre la 5a classe era distaccata nel coro della Chiesa di San Bernardino. Dunque si imponeva agli amministratori comunali l'inderogabile urgenza di costruire un edificio idoneo a tali circostanze.
" Già vent'anni prima il comune aveva acquistato dall'Ing. Cardoli la vecchia casa Vanosi (ubicata in angolo Via Veneto - via Saffi) adiacente al Palazzo Municipale, con l'intenzione di erigervi l'edificio scolastico ma come e perché quell'edificio  non si fece mai, malgrado il bisogno che fin dall'ora si aveva di nuovi e più adatti locali per le scuole, non si sa".

Nel 1873, allo stesso scopo, era stato offerto al Comune, il magnifico Palazzo Malaspina (poi Incisa) al prezzo di 25.000 £, ma l'acquisto non si fece. L'anno seguente si pensò di comprare l'area e annesso fabbricato del Civico Ospedale di Pavia  (chiamato dai Sannazzaresi "Lasarat"), a fianco dell'allea pubblica (ora viale Italia), sul ciglione della costa (dove attualmente c'è il condominio "Panorama"), "in posizione sana, ridente, maestosa". Ma anche questa idea venne abbandonata per far  posto ad una nuova opportunità offerta nel 1890 dall'Avv. Pollone che mise in vendita un terreno di circa 7 pertiche, in località stazione, a 700 £ la pertica, a favore dell'Ospedale di Pavia.
L'ispettore scolastico e un ingegnere del Consiglio Sanitario Provinciale, esaminate le diverse località proposte, indicarono come migliore proprio quella prossima alla stazione perché conciliava ragioni di igiene, di economia e di attitudine".
Nel 1891 fu bandito il concorso per il progetto sull'erigendo edificio scolastico, fissando un premio di 300 £ al vincitore, oltre al diritto di assistenza nell'esecuzione dei lavori. Furono presentati ben 11 progetti, esposti al pubblico per 15 giorni  nel salone dell'Ospedale di Pavia gentilmente concesso. Ci fu grande concorso di pubblico che espresse pareri cui l'Amministrazione Comunale si ispirò per la scelta definitiva.
Fra gli 11 progetti venne scelto quello dell'ing. Pietro Magnani di Pieve Albignola, perché ritenuto il più conforme alle norme suggerite dal Ministro della Pubblica Istruzione. Oltre la spesa preventivata in 44.000 £ si doveva calcolare a parte  quella per la palestra, che ammontava a 2.000 £. Per finanziare un'opera di tale entità l'Amministrazione Comunale accese un prestito di 50.000 £, al tasso di interesse del 5% presso la Banca Popolare di Pavia.
Alla sfilata dei carri allegorici del Carnevale 1893, un enorme calamaio in cartapesta simboleggiava l'imminente erezione dell'edificio scolastico e il 9 aprile di quell'anno, il Sindaco Avv. Enrico Pollini diede inizio ai lavori appaltati dall'impresa  del Sig. Degiorgi. Al Sig. Pusineri Giuseppe venne invece assegnata la costruzione della cancellata per 54 centesimi al Kg.
Nell'Ottobre del 1894, con l'inizio del nuovo anno scolastico, l'edificio era ultimato e apparve ai Sannazzaresi in tutta la sua imponente estetica: un bel palazzo a due piani, in forma lineare, con una semplice ma armonica facciata. Il corpo centrale,  con portale e arco a tutto sesto sormontato da un balcone, presenta una serie di finestre ad arco al pianterreno, di taglio rettangolare, al primo piano.
Nei due corpi laterali altre 24 finestre, pure ad arco a tutto sesto, danno luce alle aule tutte esposte a mezzogiorno. Una cornice centrale ininterrotta funge da fascia marcapiano, secondo un coerente e unitario disegno architettonico. All'interno, dieci  aule con soffitti a padiglione s'affacciano su ampi
e luminosi corridoi interrotti al centro da due scalinate che, come prescriveva la legge, separavano rigorosamente " i due sessi per evitare qualsiasi promiscuità ".
Con le varie migliorie apportate ed ispirate a nuove concezioni circa la formazione di classi miste (anni '60) fu costruita una sola scalinata a due rampe, illuminata da un grande lucernario di indubbia efficienza. Il bel giardino antistante, ma soprattutto  l'ampio cortile interno ombreggiato da giganteschi tigli considerati ormai alberi monumentali, suscitano meraviglia e lusinghieri elogi da parte delle autorità scolastiche che in città e in provincia non trovano esempi di edifici ubicati in mezzo  a tanta dovizia di verde.
Sì, il palazzo delle Scuole Elementari di Via Marconi è davvero bello, vanto della nostra comunità e mitico simbolo della nostra gioventù e dei nostri ricordi di scuola.
Dall'anno scolastico 2002 / 2003, il Palazzo di Via Marconi non ospita più le prime e le seconde classi della Scuola Elementare, come negli anni precedenti. Dal 2008, il Palazzo di Via Marconi diventa sede del Centro Polifunzionale "Enrico Mattei"  ed ospita master universitari oltre alle sedi di alcune Associazioni di volontariato e ad uno spazio di aggregazione giovanile.


 
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